2 Settembre 2015

Paga la caparra per la casa al mare-fantasma

Paga la caparra per la casa al mare-fantasma

segue dalla prima La casa in questione, a Fano, era stata trovata in un sito di annunci (non immobiliari) e l’ affare si è concluso con il versamento di 450 euro, il 30% della locazione, 1.500 euro per due settimane. «Al suo arrivo – racconta Carla Falcinelli, presidente del Codacons Umbria – il nostro associato ha scoperto che nell’ appartamento ci abitava un’ altra famiglia, all’ oscuro di quanto stava accadendo al pari dei proprietari dell’ immobile». Rimasti senza casa, sono riusciti a trovare un’ altra sistemazione, realizzando di essere stati truffati. Irraggiungibile l’ uomo che rispondeva al numero pubblicato sul sito, il pensionato ha quindi denunciato l’ accaduto alla polizia che ora indaga per truffa. «La questura di Perugia – aggiunge Carla Falcinelli – è poi risalita all’ intestatario del conto corrente dov’ è stata depositata la caparra, una signora italiana, probabilmente prestanome, mentre la banca ha sede in Olanda». Il truffato è anche riuscito a sventare, sempre a Fano, un tentativo di raggiro simile al suo. «Durante la vacanza, la famiglia è riuscita ad avvertire un’ altra persona durante il sopralluogo in una casa adiacente, vista nello stesso sito, scoprendo che anch’ essa era già occupata. A questa persona erano stati chiesti addirittura 600 euro, ma è bene diffidare da chi chiede più del 10% del costo». I casi di mala vacanza legati ad affitti sono sempre più frequenti. «Ci siamo occupati anche di una famiglia umbra che, diversamente da quanto venduto, in montagna si è ritrovata con una casa senza giardino – aggiungono dal Codacons – mentre un ragazzo di Perugia è stato rimborsato dall’ agenzia che gli aveva prenotato una camera-topaia in Sardegna. L’ importante è denunciare il torto subito entro 10 giorni dal rientro». Tra bagagli smarriti, voli in ritardo e altri disagi, i casi di vacanze rovinate sono in aumento. «È un filone con tante segnalazioni fatte durante e a fine estate», aggiunge Damiano Marinelli, presidente Unc Umbria. I casi più eclatanti riguardano il “tutto compreso” e le differenze tra quanto i turisti vedono nella brochure e quanto trovano in loco. «In Italia sono soprattutto i servizi mancanti a creare disagi, mentre all’ estero le richieste di risarcimento riguardano soprattutto pulizia e condizioni igieniche. In questi casi, tribunale e giudice di pace statuiscono sempre più certe mancanze e oltre al rimborso, riconoscono quasi sempre anche il danno da vacanza rovinata». Fabio Nucci © RIPRODUZIONE RISERVATA.

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