7 Settembre 2006

Padre e figlia abbracciati e avvolti dal fuoco

Padre e figlia abbracciati e avvolti dal fuoco

Lui ha 65 anni, la piccola 8 cercano scampo sul terrazzo

CAGLIARI. Un`ora prima i vigili del fuoco avevano tirato via dalle fiamme della loro casa di Quartu marito, moglie, due figli appena intossicati e con bruciature lievi. Alle 2 del mattino, ad Assemini, giunti in 17 minuti davanti alla casa di via Cagliari, gli stessi vigili non han potuto far nulla per Anacleto Coghe e la figlia Chiara, 65 e 8 anni, trovati morti abbracciati, la pelle annerita dai fumi. Il medico legale, nell`autopsia disposta dal sostituto procuratore Gian Carlo Moi, dirà che cos`abbia impedito a questo padre separato dalla moglie e legatissimo alla bambina di salvare lei e se stesso con le due o tre soluzioni che la disperazione, a volte, in casi analoghi, ha saputo inventare: calare la bambina dal terrazzino legata con le lenzuola, lasciarla cadere sull`asfalto dopo averla fatta penzolare col braccio il più possibile sotto la ringhiera e poi gettarsi anche lui oppure lanciarsi insieme, abbracciati, pur nel timore giustificato di finirla con qualche osso rotto. Invece i vigili del fuoco, dopo aver sfondato la porta blindata al primo piano con le attrezzature di solito usate per allargare le lamiere delle auto accartocciate, si sono infilati nell`inferno di fiamme che già tutto avevano mangiato per trovare i due poveri corpi nel terrazzino, invisibili da sotto perché addossati al muretto di sostegno della ringhiera. “Se fossimo arrivati prima…“ sarà il commento di qualche ora dopo concesso dal comandante Angelo Porcu che ha passato la notte con i suoi uomini, a lavorare e a sostenerli perché una tragedia del genere per un vigile del fuoco è “insopportabile“. Risulterebbe che loro, i vigili, siano arrivati con i mezzi in successione nell`arco di 20 minuti dalla chiamata di un vicino, giunta in centrale all`1.30 del mattino, dopo aver salvato una famiglia in modo fortunoso da un incendio molto simile: ma, qui, ad Assemini, l`irreparabile era già successo. La tragica differenza è stata un concatenarsi di situazioni: la villetta a schiera su due piani aveva l`ingresso in un cortile interno, senza troppe probabilità, quindi, che a quell`ora un passante (come il panettiere o il banconiere di un bar) notasse o sentisse qualcosa di ricollegabile a un incendio; la causa che ha scatenato il fuoco si è probabilmente materializzata al primo piano, non è stata rumorosa o visibile. L`abitazione si è saturata di vapori infiammabili i quali, quando è stata aperta la finestra, a contatto con l`ossigeno dell`aria si sono incendiati contemporanemente (lo chiamano flash over) e la casa è diventata un immenso forno con temperature tra i 200 e i 300 gradi. L`allarme dei vicini è arrivato quando sono state viste le fiamme uscire da tutte le finestre e le due povere vittime avevano ancora la forza di emettere un lamento davanti al fuoco che avanzava. “L`incendio ha covato a lungo – spiega l`ingegner Porcu – gli abitanti della casa se ne sono accorti troppo tardi“. Dormivano? “E` possibile, certo avevano la mente annebbiata dall`ossido di carbonio“. L`ossido di carbonio può saturare gli ambienti senza che nessuno se ne accorga: è inodore e incolore, inibisce le funzioni cerebrali, in altre parole toglie la capacità di reagire con prontezza nella maniera adeguata. E` facile che quando Anacleto Coghe si è reso conto di qualcosa abbia compiuto l`azione più semplice e anche la più istintiva: aprire la finestra. Il livello di distruzione, constatato già da subito nella notte e meglio definito ieri mattina, potrebbe essere una conferma delle osservazioni dei vigili del fuoco che troveranno spazio nella relazione in stesura per la procura della Repubblica. La causa esatta della tragedia potrebbe anche non essere rintracciata: spiegano i tecnici, infatti, che l`origine di un fuoco si trova se si blocca l`incendio in una fase intermedia nella quale si possono analizzare per esempio i percorsi dell`aria e le colorazioni dei muri per valutare le temperature reggiunte. Nello stadio di distruzione della villetta di Assemini, commentavano gli esperti, non si troveranno più neppure eventuali bottiglie incendiarie che provino una (non molto probabile) origine dolosa. Si può escludere che la causa sia stata una fuga di gas: la bombola della cucina era fuori e, comunque, in questo caso ci sarebbe stata subito un`esplosione capace di svegliare chiunque dormisse in casa e nei dintorni. L`esplosione udita dai vicini è quella avvenuta nel momento in cui è stata aperta la finestra perché c`è stato un innesco nell`appartamento tutto chiuso e la combustione “in carenza di ossigeno“ ha sviluppato i vapori poi esplosi. L`ipotesi più probabile è che l`incendio sia partito da un elettrodomestico: gli impianti elettrici installati secondo le norme di sicurezza dovrebbero evitare che qualcosa inneschi un incendio, ma si deve andare a cercare la qualità dei materiali e la precisione della posa in opera. Il Codacons, organismo di rappresentanza degli interessi dei consumatori, ieri faceva sapere che il 13 per cento degli impianti delle case italiane risulta essere addirittura a rischio d`incendio e che i due terzi delle installazioni domestiche nazionali è fuori norma. “Stiamo studiando una sorta di decalogo della sicurezza degli ambienti“, diceva Angelo Porcu, perché un corto circuito può capitare in qualunque abitazione e alcuni accorgimenti possono servire per evitare distruzione e morte. La nottata era cominciata con un altro intervento per fortuna senza feriti ma con un lungo lavorìo delle squadre: a Quartucciu, scuola di via Santu Lussurgiu.

Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this
WordPress Lightbox