16 Agosto 2016

P.a., con ll blocco dei contratti persi 212 euro mese

P.a., con ll blocco dei contratti persi 212 euro mese

Pressing dei sindacati sul governo per il rinnovo del contratto dei dipendenti pubblici scaduto da 7 anni. La Cgil calcola un mancato incremento in busta paga di almeno 212 euro lordi al mese per ogni anno. La Uilpa chiede risorse “certe”, almeno 7 miliardi “per restituire dignità e professionalità ai lavoratori”. E la Cisl Fp sottolinea che gli stipendi sono tornati ai livelli del 2001. “Trentacinque miliardi per cinque anni come certificato dall’Avvocatura dello Stato nella memoria presentata alla Corte Costituzionale – afferma all’agenzia di stampa Agi Michele Gentile, coordinatore del dipartimento del pubblico impiego della Cgil – equivarrebbero a 7 miliardi per ogni anno. Al lordo delle tasse, per 3,3 milioni di dipendenti pubblici significherebbe almeno 212 euro perse al mese per ogni anno, destinate a crescere. Questa sarebbe la perdita retributiva dovuta al blocco dei contratti”. Al netto la cifra si traduce in 132 euro: dei 7 miliardi tornano nelle casse statali 2,3 miliardi. Lo scorso anno una sentenza della Corte Costituzionale ha dichiarato illegittimo il blocco della contrattazione da agosto del 2015, escludendone la retroattività per evitare voragini nel bilancio dello Stato. L’Avvocatura generale quantificò poi il costo dei mancati rinnovi 2010-2015 in 35 miliardi. “La riapertura della contrattazione nel Pubblico Impiego presuppone la disponibilità di nuove risorse, che siano sufficienti a garantire un recupero adeguato del potere di acquisto da parte dei dipendenti pubblici”, dice il segretario generale della Uilpa Nicola Turco. “Bisogna agire sulla politica dei bonus, – aggiunge – sulle consulenze esterne nella pubblica amministrazione, sulla reinternalizzazione dei servizi, sul sistema degli appalti e degli acquisti e restituire anche ai lavoratori il frutto del lavoro compiuto con la lotta all’evasione fiscale”. Secondo il segretario generale della Cisl-Fp Giovanni Faverin, “i salari dei lavoratori della p.a. hanno perso 10,4 punti di Ipca. La richiesta dei sindacati e’ di un aumento di 150 euro e “il minimo che serve per rinnovare i contratti e’ tra i 7 e gli 11 miliardi” nel triennio. Secondo la Cisl-Fp, gli stipendi sono tornati ai livelli del 2001: nel 2009 un dipendente pubblico percepiva in termini nominali circa 4.300 euro in piu’ rispetto ad un lavoratore del settore manifatturiero ed oggi percepisce 1.300 euro in meno.

Il ministro Marianna Madia ha incontrato il 26 luglio i sindacati e ha dato tempo fino a circa il 10 settembre per avanzare le proposte in sede Aran. Sarà fissato quindi un nuovo incontro e poi il ministro formalizzerà l’atto di indirizzo alla stessa Agenzia.

Dal Codacons la prima classaction

Contro il blocco degli stipendi è intervenuto anche il Codacons che ha presentato il primo ricorso collettivo al Tar del Lazio contro il blocco degli stipendi nel pubblico impiego. L’iniziativa in difesa dei primi “2.000 dipendenti pubblici chiedono risarcimento danni e indennizzo per perdita di potere d’acquisto” avanza la richiesta di “condannare lo stato a pagare 10.400 euro ad ogni ricorrente, oltre 33 miliardi da restituire a 3,2 milioni di lavoratori”. “Come noto con sentenza n. 178 del 24 giugno 2015 – ricorda una nota – la Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità del regime di blocco del rinnovo della contrattazione collettiva per il personale pubblico dipendente attuato con il DL n. 78/2010, conv. in Legge n. 122/2010. Illegittimità limitata al periodo successivo alla pubblicazione della sentenza stessa, ossia a far data dal 30 luglio 2015. Con raccomandata del 26 gennaio 2016 il Codacons, per conto dei primi 2000 dipendenti pubblici che hanno aderito all’azione collettiva dell’associazione, ha diffidato una serie di Amministrazioni pubbliche (Asl, Ministeri, Regioni, Province, Comuni, ospedali) a dare immediata esecuzione alla sentenza della Consulta, provvedendo, ognuna secondo le proprie competenze, a dare corso alle procedure contrattuali e negoziali relative al nuovo triennio 2016-2018 per il personale e ad adottare tutti gli atti dovuti”.

“A distanza di oltre un anno dall’esecutività della sentenza della Corte – sottolinea l’associazione dei consumatori – nulla è stato fatto e milioni di pubblici dipendenti attendono ancora il rinnovo del contratto. Per tale motivo il Codacons ha presentato un ricorso collettivo al Tar del Lazio, finalizzato ad ottenere la condanna al risarcimento del danno subito da ciascun ricorrente per il periodo compreso tra il 30 luglio 2015 e tutt’oggi, e alla corresponsione di un equo indennizzo, a compensazione del sacrificio imposto ai ricorrenti per effetto del mancato adeguamento del trattamento economico-stipendiale, per il periodo compreso tra il 1° gennaio 2010 e il 30 luglio 2015, anche a titolo di arricchimento senza causa dell’amministrazione, per un totale complessivo di 10.400 euro a lavoratore”. Il Codacons, spiega la nota, “ha chiesto di: condannare le Pubbliche Amministrazioni a provvedere a dare corso e concludere le procedure contrattuali e negoziali relative al nuovo triennio 2016-2018; condannare le Pubbliche Amministrazioni in solido con i funzionari che saranno ritenuti responsabili ex art. 28 Cost., ad un risarcimento dei danni quantificato in via equitativa in misura almeno pari euro 200 per ciascun mese di ritardo nel provvedere al rinnovo contrattuale, a decorrere dal 30 luglio 2015 e fino all’effettivo rinnovo del contratto collettivo, ovvero in misura maggiore o minore, che sarà ritenuta di giustizia; condannare le Pubbliche Amministrazioni resistenti, in solido con i funzionari che saranno ritenuti responsabili alla corresponsione in favore di ciascun ricorrente di una somma di denaro a titolo di indennizzo, commisurato alla perdita di potere d’acquisto dello stipendio per gli anni 2010, 2011, 2012, 2013, 2014 e 2015, sino al 30 luglio 2015, di misura non inferiore a euro 100 per ogni mensilità di stipendio dovuta, per ciascun anno, per un totale pari a 7.800 euro”.

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