3 giugno 2017

Ottomila famiglie morose buco da tre milioni e mezzo perle mense scolastiche

nel centro est il 17% è in ritardo sui pagamenti, nel medio levante il 10,47%. ponente più puntuale. tursi in difficoltà
QUANDO ha ammesso di non pagare la mensa per la figlia perché «il cibo servito a tavola non è in linea» con i suoi gusti, l’ avvocato e presidente nazionale del Codacons, Marco Maria Donzelli, si è scontrato con un muro d’ indignazione. Se tutti si comportassero come lui, gli è stato fatto notare, i costi della mensa ricadrebbero sulla collettività e il cibo servito a scuola sarebbe scadente, più di quanto non sia già. Niente da fare. I Donzelli d’ Italia sono un esercito. Nella sola Genova, il 15% delle famiglie deve ancora pagare le rate della mensa dell’ anno 2015-2016. Sono un totale di 7.645 famiglie, con figli iscritti al nido, all’ asilo, alle elementari o alle medie, e hanno un debito complessivo nei confronti del Comune di tre milioni e mezzo di euro. C’ è chi non paga per reali problemi economici, ma c’ è anche, verosimilmente, chi non lo fa per scarsa educazione civica. Le percentuali fornite dal Comune e divise per municipi dicono che nel municipio del Medio Levante, che compren dei quartieri della Foce e di Al baro, il 10,5% delle famiglie deve ancora pagare la mensa di un anno fa. Nella meno agiata Valpolcevera il tasso di morosità è inferiore di oltre un punto, 9,3%. La morosità più alta, 17%, è nel Centro -Est che va dai caruggi a Castelletto, la più bassa, 7,5%, è nel Ponente. I quartieri di Sestri Ponente, Pegli, Pra’ e Voltri, non certo i più ricchi della città, sono statisticamente i più puntuali nel pagare la refezione scolastica. Quello che i bambini mangiano a mensa è, dovrebbe essere, pagato dalle loro famiglie per circa i due terzi della spesa. Il Comune versa la differenza con soldi propri, prelevati con le tasse a tutti i cittadini. Quando tante famiglie non pagano per i loro figli aumenta il costo a carico del Comune e quindi della collettività. L’ amministrazione può in questi casi trovarsi costretta a rivedere e tagliare altre voci di spesa per recuperare i soldi necessari. Ealla lunga, se tante famiglie continuano a non pagare, la qualità del servizio di refezione ne risente. Il Comune garantisce il servizio a tutti, anche a chi non paga, e questo è un punto che l’ assessore comunale alla scuola Pino Boero difende con fermezza. «Siamo fieri di mantenere politiche inclusi ve anche nei confronti delle famiglie in ritardo coi pagamenti». Al tempo stesso però il Comune deve recuperare i i suoi tre milioni e mezzo di credito, e qui il percorso è lungo. Il primo passo è, con l’ ultima bolletta dell’ anno, l’ invito alla famiglia a saldare il debito accumulato. Se non lo fa, riceve un’ altra comunicazione meno amichevole, una diffida a pagare entro un anno. «Con questa diffida in media recuperiamo il 25% dei morosi», riferisce Boero. Per il restante 75% subentra l’ Agenzia delle entrate con le sue cartelle esattoriali e, se necessari, con i suoi pignoramenti. Il percorso di riscossione dura complessivamente due anni. I tre milioni e mezzo dell’ anno scorso saranno recuperati nel 2018. La crisi economica è una possibile ragione di quest’ alta morosità. Ma non spiega perché ci siano quartieri popolari più puntuali di quartieri signorili. Pino Boero lo spiega così: «Mio padre era un operaio e spesso in casa non si arrivava a fine mese. Però ame, figlio unico, non è mai mancato nulla e i miei genitori non avevano debiti con nessuno. Se ne sarebbero vergognati». E le famiglie di Albaro o della Foce in ritardo di un anno coi pagamenti? «Loro sono un po’ più difficili da comprendere», ammette Boero. «Come minimo, sono molto distratte». Per Matteo Viviano, coordinatore regionale del Comitato genitori democratici, il Comune dovrebbe essere più severo. «Di fronte a questa morosi.
francesco margiocco