4 Ottobre 2013

Otto amici usciti in barca tirano in salvo 47 naufraghi

Otto amici usciti in barca tirano in salvo 47 naufraghi

Descrive una scena apocalittica, un mare con centinaia di braccia che si muovevano, conteste che affondavano, che riemergevano, che sputavano, che gridavano. E loro, otto amici, sulla barca nella Cala Tabaccara, davanti a quell’ inferno improvviso alle prime luci dell’ alba, verso le 5,45, che sono passati dall’ allegria di una promettente battuta di pesca alle lacrime di un dramma enorme, inaspettato. È ancora sconvolta Grazia Migliosini, 50 anni, la signora che nelle prime immagini tv si vedeva piangere sul molo. Catanese, ma lampedusana di adozione, sull’ isola gestisce un negozio di costumi. La barca di Vito Fiorino, un vecchio peschereccio di 15 metri riammodernato per ospitare vacanzieri, è stata la prima a trovarsi nello specchio di mare del naufragio e sono stati gli otto ospiti a salvare 47 persone. «Alle 5.30 ci siamo svegliati -dice Grazia- avevamo dormito in barca. Il mio compagno ha detto “non sentite queste grida?”. Lo abbiamo preso in giro: saranno i gabbiani. Abbiamo messo in moto e siamo usciti dalla cala e subito ci siamo trovati di fronte alla tragedia. In acqua c’ erano almeno 100 persone. Ci siamo avvicinati mentre qualcuno dava l’ allarme alla Capitane ria». Gli otto sulla barca hanno cominciato ad afferrare le braccia dei migranti in acqua issandoli a bordo. «Parlavano in inglesecontinua Grazia -dicevano salvate i bambini, ci sono tanti bambini. Siamo rimasti lì tre ore. per fortuna siamo tutti esperti di mare. Un mio amico, Marcello Nizza, si è tuffato sette o otto volte per afferrare qualcuno e portarlo sotto la barca affinchè potessimo tirarlo su. Abbiamo tentato di dare a quelle persone dei vestiti asciutti, alcuni di loro si vergognavano, ci stringevano le mani, ci dicevano grazie, grazie. Ho pianto, ho pianto tanto, forse il senso d’ impotenza, di vedere tutte quelle persone e capire che non potevamo salvarle tutte». Poco prima Francesco Colapinto, 24 anni, che rientrava da una battuta di pesca, col binocolo ha visto le fiamme che divampavano dal barcone e ha detto agli zii di puntare la prua verso quella zona. «Abbiamo subito avvertito la Capitaneria diporto- dice Domenico Colapinto- e poi siamo arrivati dove c’ erano i naufraghi e abbiamo cominciato a tirare in barca le persone. Ne abbiamo salvate 18 e abbiamo tirato su, purtroppo, anche due morti». …L’ accusa è pesante, specie per uomini di mare. Tre pescherecci avrebbero visto il barcone in difficoltà al largo di Lampedusa, tirando però dritti senza prestare soccorso. Dunque la strage di ieri ha altri colpevoli oltre agli scafisti? Il ministro dell’ Interno, Angelino Alfano, nega: «Se non sono intervenuti, è perché non l’ hanno visto». Sono i supersiti a puntare l’ indice. «Siamo partiti- raccontano – due giorni fa dal porto libico di Misurata. Su quel barcone eravamo in 500. Non riuscivamo nemmeno a muoverci. Durante la traversata tre pescherecci ci hanno visto ma non ci hanno soccorso». Una versione che sembra essere avallata dal sindaco di Lampedusa, Giusi Nicolini, la quale fornisce anche una ragione per il comportamento dei marinai. «I pescherecci -spiega- se ne sono andati via perché il nostro Paese ha processato pescatori e armatori che hanno salvato vite umane per il reato di favoreggiamento all’ immigrazione clandestina. Il governo deve subito cambiare queste norme disumane». Di altro avviso Alfano. I pescherecci, osserva, «non hanno visto il barcone in difficoltà, altrimenti sarebbero intervenuti. Gli italiani sono di grande cuore, abbiamo soccorso 16mila persone. Purtroppo – aggiunge – nessuno aveva cellulari a bordo della nave affondata e nessuno ha avvisato, come sono abituati a fare in questi viaggi, il numero di ricerca e soccorso. Se avessero avuto la possibilità di telefonare si sarebbero salvati». Peraltro, sono stati proprio i pescatori dell’ isola a dare l’ allarme e giungere in soccorso. «Stavamo tornando -racconta Francesco Colapinto, che si trovava a bordo del peschereccio Angela C. insieme agli zii Domenico e Raffaele- da una battuta di pesca. Con il binocolo abbiamovistole fiamme salire da un barcone e ci siamo diretti lì. Abbiamo tirato su 18 persone vive e 2 morti. Poi abbiamo visto arrivare le motovedette». Di certo c’ è che proprio per essere visti dai pescherecci, dal barcone hanno deciso di accendere una coperta. Ed è stato proprio questo focolaio a provare l’ incendio che ha portato al naifragio. Il Codacons chiede alla procura di Agrigento di intervenire. Se si avrà la conferma che alcuni pescherecci non hanno soccorso il barcone, dice il presidente Carlo Rienzi, «si tratterebbe di una gravissima omissione con pesanti ripercussioni sul piano penale».

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