5 Febbraio 2015

«Osteoporosi e costi sanitari»

«Osteoporosi e costi sanitari»

Dopo aver letto la risposta rassicurante data dall’ Asp di Catania al Codacons, che aveva lanciato l’ allarme osteoporosi, possiamo rassicurare i circa 40mila pazienti della provincia di Catania, affetti da osteporosi, che le cure potranno proseguire regolarmente, evitando conseguenze devastanti quali la frattura di femore, che come tutti sanno è ormai diventata la prima causa di ricovero ospedaliero ed il cui costo complessivo è intorno ai 20.000 euro a frattura e che il 20% dei fratturati muore nell’ anno. Bisogna inoltre dire che da quando trattiamo l’ osteporosi più o meno bene, il numero totale di fratture di femore si è fermato in Sicilia intorno a 6500 casi per anno (molto meno delle altre regioni d’ Italia di pari numerosità). Faccio presente ancora che è venuto il momento di ottimizzare sempre più il trattamento dell’ osteoporosi per colpire sempre più nel segno, perché come riportano gli ultimi dati dell’ Osmed, il comportamento dei medici per quanto concerne la prescrizione dei farmaci per l’ osteoporosi in Sicilia anche se in linea col resto dell’ Italia, non è ancora del tutto appropriato: infatti vengono trattati in rimborsabilità solo il 25% dei pazienti che ne hanno diritto o perché già fratturati o cortisonizzati, mentre vengono trattati circa il 95% dei pazienti che non hanno né fratture ne assumono cortisonici. Questi dati documentano che bisogna sicuramente migliorare l’ appropriatezza per rispettare pienamente l’ attuale nota 79, che però è incompatibile con l’ arte medica, che andrebbe modificata introducendo subito le soglie di rischio ed i relativi trattamenti, ma ci dicono anche che i medici per il bene dei pazienti, fanno probabilmente una sorta di prevenzione primaria nascosta ed in ogni caso non meritano di essere criminalizzati. Tramontato in questi ultimi anni il valore del bene comune, non si riesce più a fare progetti veri insieme per il bene della collettività ed agendo così stiamo facendo precipitare sempre più giù la nostra sanità, che dai primi due, tre posti nel passato, si trova attualmente intorno alla 21^ posizione. Ritornando all’ osteoporosi ricordiamo che in Italia, in rimborsabilità al momento è solo possibile fare prevenzione secondaria (prima dimostri di avere una frattura o sei cortisonizzato da tempo ergo il Ssn ti dà il farmaco), mentre in molte altre nazioni d’ Europa esiste la prevenzione primaria, cioè vieni curato dal sistema perché sei a rischio di avere una frattura traumatica. Si ricorda a tutti che le fratture atraumatiche, sia quelle della colonna che quelle di femore avvengono per circa un terzo in pazienti osteopenici, cioè a rischio d’ osteoporosi, e che le complicanze costano tantissimo sia in termini di vita, di disabilità, di risorse economiche. A questo punto, se le risorse scarseggiano veramente – poiché la cura diciamo di primo livello per la prevenzione primaria in rimborsabilità costa circa 0,5 euro al giorno – togliamo la rimborsabilità a questa terapia che diventa a pagamento, liberiamo i medici di base da questo peso prescrittivo, e riserviamo migliorandola ulteriormente la nota 79 ai farmaci più costosi, che definiremo di seconda battuta, che costano da 1 euro al giorno prescrivibili per anni sempre in prevenzione primaria e secondaria nell’ osteoporosi lieve -moderata, o da 10 euro al giorno prescrivibili solo per 24 mesi, limitatamente alla prevenzione secondaria delle forme più gravi. Se usiamo al meglio le nostre tante frecce terapeutiche nel trattamento dell’ osteoporosi, forse ridurremo non solo la spesa farmaceutica, ma certamente ridurremo tantissimo quella ospedaliera necessaria per trattare alla fine le circa 350mila fratture osteoporotiche che si hanno all’ anno in Italia, che poi sono circa 25mila30mila in Sicilia. C’ è futuro solo se si vive insieme. PROF. DOMENICO MAUGERI Coordinatore Regione Sicilia della Siommms mi spiego è l’ inerzia dell’ amministrazione comunale su ciò che dovrebbe fare. Le strade ed i marciapiedi di Gravina, per esempio, sono un immondezzaio. Non si può camminare sui marciapiedi, dove si trovano cartacce e cumuli di rifiuti, lasciati lì per mesi, per mesi. Vivo in una strada dove il servizio di spazzamento non viene mai effettuato (mai) e dove io e mia moglie raccogliamo i rifiuti (a volte di vecchissima data), davanti la nostra palazzina. Non sarebbe certo una giustificazione (visto che, come detto, pago le tasse), comunque io vivo in una strada secondaria. La trafficatissima e centrale via Gramsci è qualcosa che descritto a parole non rende l’ idea, comunque ci provo. Spesso mi trovo a percorrerla da pedone: i marciapiedi sono presenti in pochi tratti, sono discontinui, disconnessi (evidentemente pericolosi), sporchi all’ inverosimile (rifiuti anche qui a volte presenti da mesi, deiezioni di animali ovunque, sassi, materiali edilizi di risulta), spesso interrotti da auto parcheggiate con una ruota sopra il marciapiede stesso, il che costringe il pedone a scendere e percorrere un tratto in strada, con macchine posteggiate in doppia fila, il che fa sì da camminare in prossimità della carreggiata. Se tutto ciò non bastasse, la suddetta Via Gramsci è anche strutturalmente inefficiente. Sebbene ridisegnata (senza marciapiedi!) pochi anni fa, non presenta caditoie o altri sistemi per il deflusso delle acque, il che fa si che una pioggia la faccia diventare una sorta di torrente in piena, un pericolo che si aggiunge agli altri. Ho citato questo come caso emblematico, ma la situazione di sciatteria riguarda tutte le strade eccetto la recentemente rifatta via Marconi, la strada che porta in municipio, che si può dire dignitosa. LETTERA FIRMATA.

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