13 Giugno 2005

Ossessione senza esclusione di colpi

Ossessione senza esclusione di colpi


Wrestling: dove finisce lo sport e inizia la violenza?


Dopo la buonanotte a mamma e papà, l`ultimo saluto della giornata era per lui. Il calciatore, sorridente atletico e scattante nel mega poster appeso sopra il letto. Un modello da imitare, quasi un fratello maggiore per ogni bambino. Almeno fino a pochi mesi fa, fino all`esplosione del wrestling. Sport per alcuni, finzione per altri, pericolosa americanata per i più, ha conquistato i giovanissimi. E in un attimo Del Piero e Adriano sono stati spodestati e cestinati. Al loro posto, sopra la testata del letto, troneggiano adesso omoni ringhianti. A volte mascherati, preferibilmente in shorts e stivali e cinturone straripante di muscoli. John Cena, Batista The Animal, Kurt Angle, il Vampiro sono i nuovi idoli dei ragazzi italiani. Decine di migliaia, fra i sei e i quattordici anni, inchiodati ogni pomeriggio alla tv per assistere all`incontro di turno. Rigorosamente senza esclusione di colpi. Tutti finti, come recita il regolamento. Perché il wrestilng altro non è che un grande spettacolo teatrale: lotta simulata. Forse troppo credibile, visto il caso di due bambini di cinque anni che sulla spiaggia di Fregene se le sono date di santa ragione, rischiando di affogare. O quello dell`undicenne bolzanina, figlia di un campione thailandese di boxe e kick boxing, finita all`ospedale con una distorsione alla cervicale, provocata da una mossa segreta di un compagno di scuola. Negli ultimi giorni i casi di emulazione dei wrestlers spuntano come funghi, invadono le cronache. E scatenano polemiche bollenti, tanto violente quanto il rinnovato boom di una disciplina-spettacolo che non sa stare nei confini di un ring, tantomeno se televisivo. Facile superarli, quando il mercato aiuta. Figurine, pupazzi, dvd, magliette e videogiochi a tema impazzano. E le mamme impazziscono, come i centralini dei numeri verdi bersagliati dalle loro telefonate. L`incontro tra lo smilzo Pulcinella e il possente Capitan Padania, una settimana fa al Palalottomatica di Roma, ha fatto traboccare il vaso. E acceso un altro scontro, quello solo verbale, tra i giudici e i difensori del wrestling. Dal Codacons e l`Osservatorio sui diritti dei minori sono piovute decine di denunce e più di un appello: sequestrare gli incontri televisivi, o quantomeno spostare la loro programmazione dalle fasce protette in seconda serata, vietare quelli reali ai minori di quattordici anni, ritirare dal mercato gadgets e affini. Perché il confine tra finzione e realtà è quanto mai sottile. Proprio la simulazione del combattimento ha l`effetto di deviare la percezione dei bambini sul concetto di dolore e sul pericolo di imitare mosse in apparenza innocue. Il rischio di incidenti inevitabilmente si è accentuato, come sottolineato da psicologi, neuropsichiatri infantili e pediatri. Tutti speranzosi che, come accaduto nei primi anni Novanta dopo il boom del decennio precedente, la wrestling-mania si spenga da sola. Non la pensano così i produttori dei programmi e, più di loro, i due milioni di telespettatori che preferiscono botte e sgambetti ai gol. Anche dal vivo, come mostrano i tutto esaurito di Bologna, Milano, Roma e Trieste, sedi dei più recenti match su territorio nazionale. Per loro, gli assalti sono uno spettacolo e basta. Un`abilissima finzione, fatta da altrettanto abilissimi attori e controfigure. Face e Heel, buoni o cattivi, a seconda del copione, diretto dall`arbitro. E c`è chi lancia l`immancabile provocazione: aprire i corsi di wrestling nelle palestre. Almeno, quelli, dai quattordici anni in su.


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