Ortofrutta, caffè e cerette la ripresa a caro prezzo sulla spesa dei salernitani
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fonte:
- Il Mattino
Tinte, cerette, gelati, frutta e verdura: acquisti e servizi alla persona, nella fase 2 del Codiv-19 costano di più. E per alcuni settori, vedi l’ ortofrutta, è andata anche peggio nella fase 1. Ma dietro i rincari una spiegazione c’ è: ogni attività che ha riaperto i battenti cercando di risalire la china, si è vista costretta a investire in sanificazione e dispositivi di protezione individuale diverse migliaia di euro. Spese che possono essere detratte solo al 50 per cento attraverso il riconoscimento di uno specifico credito di imposta per il 2020. I primi a finire nel mirino delle polemiche sono stati estetiste e parrucchieri: per una manicure si arriva a spendere anche 14 euro a fronte dei 9-12 pre Covid e per tinta e taglio si superano i 100. L’ ANALISI «Noi abbiamo scelto di non far ricadere questi oneri sulle nostre clienti, ma comprendo perfettamente le ragioni di chi sia stato costretto a farlo – chiarisce Sergio Casola, presidente regionale Cna benessere e sanità – Sfido chiunque a trovare una mascherina a 50 centesimi: oltre a quelle per i dipendenti, ne abbiamo sempre una scorta per i nostri ospiti. Oggi un pacco di guanti che fino a qualche mese fa costava 4,80 euro arriva a 12. I camici sono passati da 60 centesimi a 1,60 euro». Stando alle stime, le semplici messe in piega costano in media tre euro in più, mentre per i lavori tecnici si arriva a spendere un surplus di cinque euro. «Al momento ho lasciato il listino bloccato – confessa Franco Scarpa, titolare di un negozio di acconciature a Torrione – ma ho informato le mie clienti che dalla prossima volta i prezzi subiranno un leggero aumento, nell’ ordine dei due o tre euro. Ho fatto un calcolo: per adeguarmi ai disciplinari spendo ogni mese 200 euro in più. C’ è stata già qualche amica che autonomamente ha lasciato una mancia di cinque euro». Tra gli artigiani che hanno rivisto le tariffe c’ è Resina Alfinito del centro estetico Resi di via Calenda: «Abbiamo modificato il listino solo per alcuni lavori, come cerette e pedicure, che prevedono un cospicuo utilizzo di materiali e dispositivi di sicurezza. Parliamo di uno o due euro, quindi cifre che non stravolgono le abitudini dei nostri utenti ai quali vogliamo garantire il massimo dell’ igiene e della sicurezza. Solo il termoscanner ci è costato 90 euro e ho investito 60 euro per l’ acquisto di quattro visiere». Per il Codacons, i costi per i servizi alla persona sono lievitati del 20-30 per cento: «Pur comprendendo la gravità della situazione, non possono essere gli utenti finali a sobbarcarsi queste spese», stigmatizza Matteo Marchetti. A lui si sono rivolti tanti salernitani per denunciare l’ impennata dei prezzi di frutta e verdura, in particolare durante la fase uno: zucchine e melanzane sono arrivate a costare 2,50 euro al chilo, i peperoni fino a 3, i fagioli 5, come le fragole e le ciliege di Bracigliano 9 euro. Se nei supermercati le oscillazioni sono state abbastanza contenute, nei negozi di quartiere, invece, solo da pochi giorni il mercato sembra essersi dato una calmata. LE VOCI Secondo Coldiretti, gli aumenti hanno sforato il 3,7 per cento con una media di 4 aziende su 10 in difficoltà. Sull’ ortofrutta ha sicuramente inciso la penuria di braccianti: «Ma non sono mancati gli sciacalli che hanno fatto lievitare i costi di beni di prima necessità – tuona Luciano Provenza, anima del Salotto gastronomico – Viceversa, non credo ci sia da indignarsi se qualcuno ritocca il prezzo del caffè. Cerchiamo di dare una mano all’ economia». La pensa così anche Aldo Campione, admin del gruppo Fb I figli delle cucchiarelle: «Se non si superano certi limiti, qualche rincaro ci può anche stare. Ma le tasse Covid fino a 4 euro che sono comparse su alcuni scontrini in altre regioni italiane sono fuori luogo». A gonfiarsi, già da mesi, i prezzi dei prodotti per la casa: per una bottiglia di alcol, che normalmente costa 1,50 euro, si arriva a spendere più del doppio, idem per i detergenti per la pulizia delle mani. Non va meglio per gli sfizi: il gelato sale da 16 a 18 euro al chilo e da 3 a 4 per il monoporzione. Anziché rivedere il menù, Umberto Scermino della pizzeria Capri ha deciso di applicare la tassa di due euro per l’ asporto, «altrimenti – ammette – ci avremmo solo rimesso». Ma c’ è anche chi ha fatto la scelta opposta, come Pino Adinolfi di Botteghelle 65: per lui la riapertura è coincisa con l’ hashtag #maggiospezzacrisi e con lo sconto del venti per cento su tutti i prodotti della salumeria. © RIPRODUZIONE RISERVATA.
barbara cangiano
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