20 Gennaio 2019

Orrori al tempio crematorio I ricorsi salgono a quota 400

ultima tranche di esposti dalle famiglie che si sono rivolte al codacons ma prima dovranno dimostrare alla procura di avere subito un danno
La prossima settimana l’ avvocato Alessandra Guarini consegnerà in Procura l’ ultima tranche di denunce per il caso degli abusi compiuti nella gestione del tempio crematorio di Biella. Si tratta di altre 150 famiglie che si sono rivolte al Codacons, il che porta il numero totale dei ricorsi a circa 400. Tutti hanno avuto nell’ ultimo anno, e in qualche caso anche nel 2017, un parente che è stato cremato nell’ impianto gestito dalla Socrebi. Arrivano dal Biellese ma in molti casi anche dalla Lombardia, in particolare dalla zona di Como e Varese, e dalla Valle d’ Aosta, oltre che da altre province piemontesi. Con questo gruppo si chiude la raccolta di adesioni iniziata, non senza qualche polemica, dall’ associazione per la tutela dei consumatori, che ha poi voluto affiancare Guarini ai suoi legali, vista la complessità del caso. Una volta presentata la denuncia infatti, prima di potersi costituire parte civile al processo, ognuna delle 400 famiglie dovrà riuscire a dimostrare di aver subito effettivamente un danno, quindi che il loro congiunto è stato coinvolto in una delle doppie cremazioni praticate dagli addetti Socrebi. Cosa non facile, che richiederà in quasi tutti i casi il ricorso a un laboratorio specializzato nell’ esame del Dna. Se nelle urne verranno trovati, come a volte accade, piccoli pezzi di osso, questi potranno essere esaminati e i risultati confrontati con quelli dei familiari. In caso contrario l’ unico altro parametro riguarda il peso delle ceneri, che in media è vicino al 3,5% di quello corporeo del defunto. Si tratta però di un dato molto parziale che potrebbe non soddisfare i parametri piuttosto rigidi che la Procura è intenzionata a far rispettare. Un processo con un tal numero di vittime coinvolte potrebbe rivelarsi molto difficile da gestire, e i casi accertati dalla Procura che può contare su prove certe, grazie alle indagini e alle immagini delle videocamere piazzate dai carabinieri del nucleo di polizia giudiziaria del luogotenente Tindaro Gullo, oltre a quelle de dipendente che, pentito, aveva di fatto dato il via all’ inchiesta, sarebbero meno di venti. Per tutti gli altri, dato che sarebbe impossibile avviare verifiche a così ampio raggio, a garantire almeno una prova da cui partire dovranno essere i legali delle, per ora, presunte vittime. Il prossimo passo dei legali Codacons sarà quindi di chiedere le quattrocento autorizzazioni per poter aprire e spostare le urne con dentro le ceneri, che poi verranno affidate al team dell’ ex comandante del Ris Luciano Garofano, perché verifichi se è possibili effettuare l’ esame del Dna. Solo dopo tutti questi passaggi sarà possibile capire quali e quante tra le 400 famiglie potranno effettivamente partecipare al processo chiedendo anche un risarcimento. BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI.
mauro zola

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