11 Gennaio 2022

Orrori al crematorio “Riaprite il processo per altri settanta casi”

E’  un  processo  che  sembra  non  finire  mai  quello  per  gli  abusi  al  tempio  crematorio:  questa  mattina  in  tribunale  verranno  infatti  esaminate  le  opposizioni  di  una  settantina  di  famiglie  alla  richiesta  di  archiviazione  presentata  dal  procuratore  Teresa  Angela  Camelio.  Si  tratta  sempre  di  parenti  di  defunti  cremati  Biella  che,  avendo  saputo  del  caso  in  ritardo,  non  erano  riusciti  unirsi  agli  oltre  quattrocento  il  cui  ricorso  è  già  stata  rigettato  maggio  dal  gip  Arianna  Pisano.  Questa  volta  esaminare  le  ragioni  delle  due  parti  sarà  un  altro  giudice,  Eleonora  Saccone,  dopo  la  rinuncia  della  stessa  Pisano.  Le  argomentazioni  in  discussione  saranno  all’incirca  le  stesse  della  volta  precedente.  Il  procuratore  segnalerà  la  mancanza  di  prove  che  effettivamente  anche  nei  confronti  degli  altri  corpi  cremati  siano  stati  compiuti  gli  stessi  reati,  le  doppie  cremazioni,  le  ossa  frantumate  colpi  di  pala,  le  ceneri  mischiate  in  buona  parte  gettate  nei  cassonetti.  Gli  avvocati  delle  famiglie  chiederanno  invece  che  si  avvii  un  nuovo  processo  dato  che  loro  cari  sono  stati  cremati  nello  stesso  periodo  in  cui  si  sarebbero  verificati  gli  episodi  che  invece,  grazie  ai  filmati  consegnati  da  un  ex  dipendente  ai  rilievi  dei  carabinieri  sotto  la  guida  del  luogotenente  Tindaro  Gullo,  erano  stati  documentati.  Tra  gli  argomenti  portati  dai  legali  di  parte  civile,  gli  oltre  300  chili  di  ceneri  umane  recuperate  dagli  stessi  carabinieri  nei  cassonetti,  prima  che  venissero  smaltiti  la  perizia  affidata  dal  Codacons  all’ex  comandante  del  Ris  di  Parma  Luciano  Garofano,  il  quale  però  era  riuscito  estrarre  un  solo  Dna  dalle  urne  aveva  spiegato  che  per  successivi  esami  sarebbe  dovuta  intervenire  la  Procura.  Una  decisione  quella  del  gip  duramente  contestata  dalle  famiglie.  Queste  subito  dopo  la  sentenza  avevano  espresso  «contrarietà  sdegno  per  il  pronunciamento  del  giudice  riguardo  alla  nostra  richiesta  di  proseguire  nella  causa  contro  Ravetti  che  ha  infangato  l’onore  dei  nostri  cari».  durissima  era  stata  anche  la  presa  di  posizione  dei  loro  avvocati:  «Le  evidenze  scientifiche  prodotte  dai  nostri  consulenti  portano  ad  una  conclusione  ben  diversa.  Quella  nota  tutti  ma  asseritamente  non  dimostrabile,  se  non  nel  cuore  delle  famiglie  coinvolte,e  raccontata  più  credibilmente  nei  servizi  de  “Le  Iene”  che  nelle  indagini  svolte  dalla  Procura». 

Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this
WordPress Lightbox