21 Novembre 2009

Oro blu, i colossi sul business. E gli utenti pagheranno di più

ROMA – La liberalizzazione dell’acqua prevista nel decreto Ronchi pesera’ sui cittadini con aumenti compresi tra il 30% e il 40. Lo sostengono le associazioni di consumatori. ‘Si profila una stangata’ ,dice il Codacons, per il quale l’aumento sara’ del 30%. Il Movimento difesa del cittadino (Mdc) ritiene che sara’ ‘di oltre il 40%’. Adiconsum: ‘le tariffe sono le piu’ basse in Europa grazie al ‘pubblico”. Adusbef e Federconsumatori: pronte a raccolta firme per referendum abrogativo. Le reti idriche italiane perdono non solo tanta acqua ma anche molti soldi. Lo studio della Bocconi. Secondo uno studio coordinato da Alessandro Marangoni, docente alla Bocconi di Milano, le carenze delle infrastrutture costano fino a 110 miliardi di euro. Dall’indagine servirebbero oltre 51 mila chilometri di nuove reti (circa 30 mila di acquedotti e 21 mila di fognature), mentre 170 mila chilometri dovrebbero essere rifatti (125 mila solo per gli acquedotti). I costi di realizzazione sarebbero di circa 20 mld per gli acquedotti (4,2 per i materiali e 15,6 per l’installazione), mentre quelli per il sistema fognario sarebbero intorno ai 29 miliardi, con un risparmio di 130 miliardi su un arco di 25 anni. ‘Le perdite della rete idrica italiana – ha detto Marangoni – arrivano al 35-40%, circa 3.4 mila miliardi di metri cubi. E’ uno spreco ambientale ed economico enorme’. A chi interessa il business acqua. Ma chi concretamente beneficia dell’annunciata rivoluzione del settore’ Molteplici sono gli interessi, da Caltagirone ai Benetton, da Banca Intesa ai fondi Pictet, per quanto riguarda i principali gruppi italiani approdati in borsa. Tra i titoli che si sono messi maggiormente in luce, Acque Potabili (+21,2% oggi a Milano), società che fa capo al Comune di Torino e a Iride Acqua Gas (a sua volta appartenente a Iride, società nata dalla fusione tra le ex municipalizzate di Torino e Genova, Aem e Amga) con quote paritetiche del 30,85%, vede tra i soci privati la presenza di Intesa Sanpaolo con una quota superiore al 9,7%.

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