22 Ottobre 2017

Origine del pomodoro obbligatoria in etichetta: conserve e sughi più “trasparenti”

 

ROMA – Sughi, conserve e altri prodotti derivati del pomodoro saranno più “trasparenti” grazie al decreto interministeriale che introduce l’obbligo di indicazione dell’origine.

A firmarlo sono stati il Ministro delle Politiche agricole, Maurizio Martina, e quello dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda.

I provvedimenti introducono la sperimentazione per due anni del sistema di etichettatura, nel solco della norma già in vigore per i prodotti lattiero caseari, per la pasta e per il riso. Il decreto si applica ai derivati come conserve e concentrato di pomodoro, oltre che a sughi e salse che siano composti almeno per il 50% da derivati del pomodoro.

“Rafforziamo il lavoro fatto in tema di etichettatura in questi mesi – ha dichiarato il Ministro Maurizio Martina -. Come ho ribadito anche al Commissario europeo Andriukaitis crediamo che questa scelta vada estesa a livello europeo, garantendo la piena attuazione del regolamento europeo 1169 del 2011”.

“Il tema della trasparenza delle informazioni al consumatore è un punto cruciale per il modello di sistema produttivo che vogliamo sostenere. L’Italia ha deciso di non attendere e fare in modo che i cittadini possano conoscere con chiarezza l’origine delle materie prime degli alimenti che consumano. Soprattutto in una filiera strategica come quella del pomodoro l’etichetta aiuterà a rafforzare i rapporti tra chi produce e chi trasforma” ha aggiunto.
LE NOVITÀ DEL DECRETO SULL’INDICAZIONE DI ORIGINE DEL POMODORO

Il provvedimento prevede che le confezioni di derivati del pomodoro, sughi e salse prodotte in Italia dovranno avere obbligatoriamente indicate in etichetta le seguenti diciture:

a) Paese di coltivazione del pomodoro: nome del Paese nel quale il pomodoro viene coltivato;

b) Paese di trasformazione del pomodoro: nome del paese in cui il pomodoro è stato trasformato.

Se queste fasi avvengono nel territorio di più Paesi possono essere utilizzate, a seconda della provenienza, le seguenti diciture: Paesi UE, Paesi NON UE, Paesi UE E NON UE.

Se tutte le operazioni avvengono nel nostro Paese si può utilizzare la dicitura “Origine del pomodoro: Italia”.
ORIGINE VISIBILE IN ETICHETTA

Le indicazioni sull’origine dovranno essere apposte in etichetta in un punto evidente e nello stesso campo visivo in modo da essere facilmente riconoscibili, chiaramente leggibili ed indelebili.

I provvedimenti prevedono una fase per l’adeguamento delle aziende al nuovo sistema e lo smaltimento completo delle etichette e confezioni già prodotte.
LE PROSSIME TAPPE

Il decreto decadrà in caso di piena attuazione dell’articolo 26, paragrafo 3, del regolamento (UE) n. 1169/2011 che prevede i casi in cui debba essere indicato il paese d’origine o il luogo di provenienza dell’ingrediente primario utilizzato nella preparazione degli alimenti, subordinandone l’applicazione all’adozione di atti di esecuzione da parte della Commissione, che ad oggi non sono stati ancora emanati.

OLTRE L’82% DEGLI ITALIANI FAVOREVOLE

Oltre l’82% degli italiani considera importante conoscere l’origine delle materie prime per questioni legate al rispetto degli standard di sicurezza alimentare, in particolare per i derivati del pomodoro. Sono questi i dati emersi dalla consultazione pubblica online sulla trasparenza delle informazioni in etichetta dei prodotti agroalimentari, svolta sul sito del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, a cui hanno partecipato oltre 26mila cittadini.
COLDIRETTI: “BENE COSÌ, 92 MILIONI DI CHILI ARRIVANO DALLA CINA”

Con un aumento del 36% degli arrivi dalla Cina per un totale 92 milioni di chili di concentrato di pomodoro da spacciare come made in Italy nel 2016, l’arrivo dell’obbligo di indicare la provenienza rappresenta una attesa misura di trasparenza per produttori e consumatori.

È quanto afferma il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel commentare positivamente l’annuncio del decreto per l’etichetta d’origine.

“Ad oggi – sottolinea la Coldiretti – l’obbligo di indicare la provenienza è in vigore in Italia solo per le passate ma non per pelati, polpe, sughi e soprattutto concentrati. Il risultato è che dalla Cina si sta assistendo ad un crescendo di navi che sbarcano fusti di oltre 200 chili di peso con concentrato di pomodoro da rilavorare e confezionare come italiano poiché nei contenitori al dettaglio è obbligatorio indicare solo il luogo di confezionamento, ma non quello di coltivazione”.

“In sostanza – spiega la Confederazione – i pomodori di provenienza cinese rappresentano circa il 15% della produzione nazionale in equivalente di prodottoo fresco. Un fiume che viene poi spacciato nel mondo come tricolore in concentrati e sughi”.
CODACONS: “ORA ESTENDERE L’OBBLIGO A TUTTI I PRODOTTI ALIMENTARI”

Applaude anche il Codacons: “Finalmente, anche se con enorme ritardo, viene attuata una vera tutela dei consumatori e del made in Italy” spiega il Presidente Carlo Rienzi.

“Gli italiani sono stati finora del tutto ignari circa la provenienza delle materie prime di numerosissimi prodotti, al punto che il 50% della spesa alimentare nel nostro Paese era anonima. Grazie a questa novità i cittadini sapranno da dove vengono i pomodori che compongono sughi, conserve e salse che finiscono sulle loro tavole, e sarà possibile garantire maggiore trasparenza e consapevolezza” aggiunge.

Dopo latte, pasta e pomodori, però, il Codacons chiede di estendere l’obbligo di etichettatura d’origine alla totalità dei prodotti alimentari. “Oggi per beni di elevato uso quotidiano regna il mistero, e non si conosce da quale paese del mondo provenga la materia prima. I consumatori, al contrario, hanno pieno diritto di sapere cosa mangiano perché l’origine dei prodotti modifica le scelte economiche degli utenti” conclude Rienzi.

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