16 Ottobre 2015

Ore 9, arrivano i finanzieri Il Codacons: «Più di 12mila le denunce già presentate»

Ore 9, arrivano i finanzieri Il Codacons: «Più di 12mila le denunce già presentate»
la preoccupazione di tosi: «non diventi un altro caso ilva»

VERONA Ieri mattina in quell’ azienda che occupa un’ intera via intitolata al suo fondatore Gumpert i novecento dipendenti erano arrivati quasi baldanzosi, con i giornali sotto braccio. Il tempo di leggere quel «recentemente abbiamo commesso un grave errore: abbiamo compromesso il rapporto di fiducia che da sempre ci lega… Sappiate che non ci fermeremo fino a quando non avremo riconquistato pienamente la vostra fiducia» rivolto ai clienti Volkswagen, e quel «il Piano di investimenti in Italia del gruppo è totalmente confermato» scandito dall’ amministratore delegato Massimo Nordio alle commissioni Ambiente e Industria del Senato e quel lieve ottimismo che si stava spargendo tra gli uffici del Volkswagen Group Italia è evaporato. È stato verso le 9 che dai cancelli solcati dai bilici gonfi di macchine e furgoni sono sbucate alcune auto che con i marchi del gruppo non avevano niente a che fare. Le auto della guardia di finanza. Quelle che, in contemporanea, sono arrivate al Quadrante Europa e anche a Sant’ Agata Bolognese alla sede della Lamborghini, che dal 1998 è socio unico del gruppo italiano. Una cinquantina di militari del nucleo di polizia tributaria, in borghese, che sono entrati negli uffici con un decreto di perquisizione. Atto scaturito dalla procura di Verona con l’ ipotesi di reato per frode in commercio, ultimo passaggio – in ordine temporale – dell’ inchiesta aperta la settimana scorsa dopo un esposto del Movimento Difesa del Cittadino sui risvolti italiani del «Dieselgate». Si commercializza ogni vite e ogni mezzo marchiato Vw, Audi, Seat e Skoda al Volkswagen Group Italia. E mentre i militari setacciavano documenti e portavano via carte da quella che è la sede tricolore del gruppo tedesco, a gongolare erano le associazioni dei consumatori. In primis quel Codacons che aveva chiesto una messe di perquisizioni in tutta Italia. «Se dalle indagini della procura di Verona – ha fatto sapere il presidente Carlo Rienzi – dovessero emergere illeciti, si rafforzerebbe ancor di più la class action avviata dal Codacons davanti al tribunale di Venezia, che al momento registra la pre-adesione di oltre 12mila automobilisti». Una sciagura che il gruppo con sede al Quadrante Europa sta cercando di scongiurare promettendo ai clienti che «quando la soluzione tecnica sarà disponibile, provvederemo in forma gratuita ad intervenire su tutti i veicoli coinvolti». Esorcismi di mercato per non incrinare un’ azienda da 900 dipendenti in sede, che diventano 12mila con l’ indotto. E con una buona fetta della piccola industria veneta che per il colosso tedesco dell’ auto lavora. E le parole di Nordio, adesso indagato, diventano un mantra. È quella del crollo delle vendite e del rischio occupazione, l’ altra faccia della medaglia del Dieselgate. «L’ importante è che non succeda quello che è capitato con l’ Ilva di Taranto, ovvero di andare a buttare via il bambino con l’ acqua sporca», ha detto il sindaco Flavio Tosi quando ha saputo delle perquisizioni. «Volkswagen è un’ azienda di altissimo profilo, con un alto numero di dipendenti che lavorano in questo territorio, quindi è giusto fare le indagini ed è giusto fare tutte le opportune verifiche. È doveroso, anche, che l’ azienda rimedi ai guasti che ha combinato, ma salvaguardando i posti di lavoro. Quella deve essere la priorità. Serve il buon senso da parte di tutti e da chi deve intervenire senza danneggiare l’ attività produttiva. Ma non abbiamo il minimo dubbio sull’ operato del procuratore Schinaia». Ma le preoccupazioni, tra i dipendenti e chi ha il proprio lavoro legato al gruppo di via Gumpert serpeggiano. «Quella delle perquisizioni è stata un pessima sorpresa – ha commentato il segretario provinciale della Filcams Cgil Floriano Zanoni – La vicenda ci ha scombussolato e abbiamo chiesto un incontro con l’ azienda che è sempre stata molto corretta con i lavoratori. Confidiamo che non ci siano ricadute sul fronte occupazionale, ma neanche su quello economico…». E per la prima volta da quando fu fondata con il nome di AutoGerma a Verona si ha la sensazione che la costola italiana del colosso di Wolfsburg possa incrinarsi.

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