25 Gennaio 2017

Ore 13, verdetto sull’ Italicum

    Ore 13, verdetto sull’ Italicum

    Doveva essere ieri, il “giorno del giudizio”, per citare l’ inflazionato titolo sul pronunciamento della Corte Costituzionale. Ma lo sarà oggi: sempre salvo complicazioni, è attesa tra le 13 e le 13.30 la decisione della Consulta sull’ Italicum, come comunicato ieri dal segretario generale della Corte Carlo Visconti. Il viatico non ha avuto comunque un sapore troppo… “apocalittico” per il mandato parlamentare in corso. L’ udienza pubblica è cominciata alle 9.30. In una sala affollatissima, il presidente Paolo Grossi ha aperto la seduta per valutare la legittimità del ballottaggio, del premio di maggioranza, dei capilista bloccati e delle multi candidature, dopo i rilievi dei tribunali di Messina, Torino, Perugia, Genova e Trieste. Dopo una breve Camera di consiglio ha giudicato inammissibili gli interventi del Codacons, che sono quindi stati esclusi (perché tardivi), mentre l’ Avvocatura dello Stato era rappresentata da Vincenzo Nunziata, in rappresentanza della Presidenza del consiglio dei ministri. Il presidente Grossi ha poi ingaggiato una battaglia verbale con gli avvocati anti-Italicum, criticando l’ eccessiva durata dei loro interventi: “Non abusi della pazienza della Corte”, ha ad esempio apostrofato il legale Vincenzo Palumbo, per ribadire poco più tardi: “Siamo giuristi, niente comizi. La Corte deve lavorare non solo in udienza ma in camera di consiglio”. Un’ evidente richiamo alla possibilità che la Corte Costituzionale rimandasse il suo verdetto all’ indomani. Ccosa puntualmente avvenuta: al termine della seduta i giudici si sono riuniti a porte chiuse in Camera di Consiglio e fatto annunciare al segretario Visconti che non erano previste novità. Quindi la Corte si riunisce ancora stamane per esprimersi sulla costituzionalità della legge elettorale voluta dal governo Renzi ma valida solo per la Camera, perché legata alla riforma del Senato poi bocciata dal referendum. Mentre per e motivazioni, anch’ esse molto attese per capire le eventuali obiezioni all’ Italicum, ci sarà da attendere ancora: dai.
     

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