29 Aprile 2020

Ordinanze e decreti in ordine sparso i ricorsi ingolfano il Tar

IL CASO Giuseppe Crimaldi È la Campania la regione italiana che conta a livello nazionale il più alto numero di ricorsi alla giustizia amministrativa per questioni legate all’ emergenza Coronavirus. E la sezione giurisdizionale del Tar di Napoli, in particolare, è quella che vede al lavoro i suoi giudici, chiamati a decidere su una lunghissima serie di ricorsi presentati dall’ inizio di marzo ad oggi. I DATI Partiamo dai numeri generali. Dall’ 8 marzo al 15 aprile i Tribunali amministrativi regionali hanno definito qualcosa come 3824 giudizi cautelari monocratici. Il Consiglio di Stato, nello stesso periodo, ha emesso 735 provvedimenti cautelari monocratici. Si tratta di decisioni urgenti, anche su atti amministrativi emessi a seguito dell’ emergenza da Covid-19, definite dal giudice amministrativo in una media veramente rapidissima: 24-48 ore al massimo dal momento della richiesta di tutela presentata dai cittadini. E tutto questo nonostante le difficoltà imposte dalle restrizioni anti-contagio: i giudici hanno lavorato infatti, grazie allo smart-working con le modalità remote imposte dalla situazione emergenziale. Il Tar Napoli appare al momento in testa al numero di ricorsi accolti ed evasi. Il perché è di facile intuizione: la Campania è infatti una delle regioni italiane che ha assunto una linea politica e gestionale di massimo rigore per evitare le potenzialità disastrose legate ai contagi. E il Governatore De Luca ha semmai stretto ulteriormente i diktat già inclusi nei vari decreti governativi, sia quelli a firma del presidente del Consiglio Conte che dei vari ministri. E dunque: a più restrizioni sono corrisposti più ricorsi. LA SITUAZIONE Più nel dettaglio, il Tar di Napoli ha in poco più di un mese (dati e statistiche si fermano al 15 aprile, come detto) dovuto esaminare e giudicare un bel numero di ricorsi. Nessuno dei quali aveva comunque ad oggetto i decreti della Presidenza del Consiglio dei ministri (né avrebbe potuto esserlo, perché quelli vanno indirizzati per competenza al Tribunale amministrativo di Roma). Ma su che cosa vertevano i ricorsi presentati nel capoluogo campano? È interessante scoprire che quattro erano indirizzati contro ordinanze regionali; altri quattro vertevano su profili commerciali (divieti di vendita e sanzioni imposte dal Comune di Napoli); sette riguardavano le messe in quarantena coatta ed uno le misure sanitarie notificate ad una casa di cura, ed uno contro la procedura di gara per individuare lavoratori privati per analizzare tamponi da laboratorio. Diciassette, dunque, in totale. LE RICHIESTE Ma anche nel resto d’ Italia sono fioccati i ricorsi. L’ ultimo pare sia a firma del sindaco di Trapani, che ha annunciato di voler presentare al Tar Palermo ricorso contro l’ ultimo Dpcm del 26 aprile nella parte in cui fissa la ripresa delle attività commerciali, artigianali e dei servizi, per il 18 maggio e per altri il primo giugno, data che mette in ginocchio le attività locali. Poi c’ quello preannunciato (ma, a quanto pare ancora non protocollato) dal Centro Studi Livatino che sul suo sito spiega: «Presenteremo al Tar Lazio un ricorso contro il Dpcm del 26 aprile 2020 per l’ annullamento nella parte in cui prevede che l’ apertura dei luoghi di culto è condizionata all’ adozione di misure organizzative tali da evitare assembramenti di persone. Nella raffica dei rigetti di sospensione cautelare compaiono anche quello del Tar Catanzaro contro chi chiedeva la riapertura di distributori automatici che vendono bevande e alimenti confezionati h 24; la cessazione dell’ accettazione dei ricoveri in alcuni reparti per utilizzare i posti letto per emergenza Codiv-19, respinta dal Tar di Lecce; e anche l’ appello presentato dal Codacons «per la sospensione del decreto monocratico del Tar che non ha sospeso la nomina del Comitato di esperti per proporre misure per l’ emergenza Covid-19». © RIPRODUZIONE RISERVATA.

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