20 Giugno 2009

Ordinanza antipipì, il Codacons ricorre

L’associazione al fianco di un ragazzo bresciano che contesta la sanzione

 Il Codacons si schiera al fianco delle vittime dell’ordinanza antipipì. Il presidente regionale, l’avvocato Vitto Claut, si è infatti fatto carico di predisporre il primo ricorso che contesta la multa prevista dal provvedimento del sindaco Dipiazza, entrato in vigore nel settembre del 2008. Ad affidargli l’incombenza è stato un ragazzo bresciano, M.U. le sue iniziali, sorpreso a lordare il suolo pubblico in centro città alle 2.20 della notte del 23 maggio scorso. Il giovane era venuto a Trieste a trovare alcuni amici e aveva trascorso una serata in compagnia, conclusa suo malgrado con un’impellente necessità fisiologica da 500 euro. A tanto, infatti, ammonta la multa per chi viene colto a fare la pipì per strada. Sorpreso e amareggiato, M.U.  ha deciso di rivolgersi allora al Codacons, il coordinamento delle associazioni che tutelano i consumatori. I referenti gli hanno fornito le informazioni richieste e l’avvocato Claut ha accettato di impegnarsi in prima persona per dare battaglia alla sanzione e quindi all’ordinanza. Nelle prossime settimane, il documento arriverà al giudice di pace di Trieste. Claut, peraltro, è un personaggio noto alle cronache, non solo per il suo ricorso contro l’interruzione dell’alimentazione a Eluana Englaro ma anche – notizia risalente a qualche anno fa – per la sua volontà di farsi ibernare in Arizona subito dopo la morte. L’avvocato pordenonese baserà la sua tesi su alcuni punti chiave: «In primis – spiega – sull’evidente disparità fra la gravità dell’atto del mio cliente, che è minima, e l’esagerato importo della multa. Inoltre, e questo è l’aspetto più eclatante, il ragazzo è stato indotto a fare la pipì all’aperto dall’assenza di alternative in zona. Nei dintorni, infatti, non c’erano bagni pubblici: la responsabilità è quindi del Comune, che causa tale situazione. Poi, i locali erano chiusi e, in ogni caso, se una persona entra in un esercizio pubblico solo per andare ai servizi, i gestori possono anche legittimamente chiederle di uscire. Inoltre, il giovane non avrebbe nemmeno potuto andare a casa rapidamente, visto che i suoi amici abitano a un chilometro e mezzo dal centro. Si tratta di un’ordinanza che, a mio avviso, è anche contraria all’articolo 3 della Costituzione». Che, per completezza, recita: «Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese».

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