Ora è stop al contratto con i romeni
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fonte:
- Il Mattino
Luciano Costantini Roma. Vietato parlare di «sicurezza». In aeronautica è una parola tabù, soprattutto quando il termine viene correlato al parametro «risparmio». Però è un fatto che l’ Atr-72 uscito fuori pista l’ altra sera al Leonardo da Vinci qualche problema lo aveva già avuto in passato: pressurizzazione, alimentazione. Che non sono esattamente inconvenienti da poco. Comunque tali da richiedere l’ intervento dell’ Enac che aveva proceduto, in tempi recenti, a due ispezioni sul jet romeno. «Roba di poco conto», tuttavia tali da allertare l’ ente di garanzia al volo. Saranno le tante inchieste a chiarire, se possibile, le cause del “deragliamento” e le eventuali responsabilità. Quello che si può dire con la quasi certezza è che ogni pilota di Carpatair costa mediamente ad Alitalia intorno ai 2.500 di stipendio, rispetto ai 4.500 di un comandante alle dipendenze dirette. Che un’ ora di volo effettuata dal vettore romeno viene pagata con circa 1.000 euro contro i 2.500 richiesti da Alitalia City Liner e i 4.000 dalla stessa Alitalia. Una differenza di costi rilevante che, su larga scala, produce risparmi più che cospicui: 9 milioni di euro in due anni. Il ricorso ai piloti di Timisoara risulta assai conveniente, soprattutto per una compagnia che continua a vedere il pareggio di bilancio come un miraggio: vicino, ma sempre sfuggente. Il risparmio rappresenta una voce importante. Per la verità, non soltanto per l’ aviolinea pilotata da Roberto Colaninno ed Andrea Ragnetti, perché anche Malev, Lufthansa, Austrian Airlines continuano a ricorrere ai servizi low cost del vettore balcanico. Che Carpatair avesse dei «problemi» lo avevano denunciato, in più occasioni, le più diverse organizzazioni sindacali. Probabilmente lo avevano capito anche i vertici Alitalia che però avevano dichiarato, con i rappresentanti dei lavoratori, la quasi impossibilità di procedere alla rescissione del contratto della durata di due anni (marzo 2012-marzo 2014) se non dietro il pagamento di una penale di 10 milioni di euro. Che non sono proprio una bazzecola. Come dire, non si può fare. Operazione che i vertici della compagnia hanno dovuto, invece, fare ieri dopo l’ incidente di Fiumicino, bloccando l’ utilizzo dei jet romeni, ma mantenendo i collegamenti con Pisa, Ancona e Bologna con Aiirbus e tricolore. Operazione che però non riesce a frenare la pioggia di critiche. Il Codacons preannuncia ricorso alla Procura di Civitavecchia citando in giudizio Alitalia, l’ Anpav chiede la rescissione dell’ accordo wet lease, i sindacati sottolineano come abbiano sollecitato proprio la compagnia di bandiera a rivedere le proprie strategie di rilancio ricordando che sono 250 i piloti e quasi 200 gli assistenti di volo che restano tutt’ ora in casa integrazione. Replica Alitalia per bocca del suo direttore operativo, Giancarlo Schisano: «Le preoccupazioni dei sindacati non trovano alcun riscontro. Carpatair è una società abilitata a lavorare in tutta Europa con certificazioni accettate e verificate delle autorità nazionali, in Italia dall’ Enac. E’ questo che fa testo». C’ è una risposta precisa anche sul ricorso ai piloti romeni: «Lo facciamo su collegamenti per le cosiddette rotte sottili, quelle dove i ricavi sono bassi e per i quali c’ è bisogno di avere aerei piccoli e che consumano poco. Come i turboelica Atr di Carpatair che noi non abbiamo, così come non abbiamo piloti per questo tipo di aerei». Controreplica dei sindacati: «Non è vero che non ci sono comandanti abilitati a volare sugli Atr-72. La verità è che i romeni costano molto meno». La questione resta aperta. «Intanto – conferma Schisano – interrompiamo il contratto per motivi di opportunità, prima di ricominciare vogliamo capire cosa è successo. Con Carpatair avvieremo negoziati sul contratto». © RIPRODUZIONE RISERVATA.
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