13 Giugno 2014

«Ora risarcimento a 270mila veneziani»

«Ora risarcimento a 270mila veneziani»
Il Codacons annuncia un’azione collettiva pari a 3 miliardi di danni. «L’opera non ha la Via»

Il Mose, un’ opera da 5 miliardi e 600 milioni di euro che ha riversato milioni di tonnellate di cemento alle bocche di porto del Lido, di Malamocco e di Chioggia, praticamente non ha una Valutazione di impatto ambientale. Quella Via che a Venezia impongono anche per piazzare un tombino, per il Mose è perlomeno all’ acqua di rose o non c’ è proprio. Lo sostiene il Codacons, coordinamento di associazioni di consumatori, in un ricorso rigettato nel 2004 dal Tar del Veneto e nel 2005 dal Consiglio di Stato. Ricorso che oggi Codacons nazionale e Veneto, alla luce degli scandali emersi, ripropongono chiedendo la revisione delle decisioni prese dal Consiglio di Stato. «Se i giudici, infatti, hanno deciso sulla base di presupposti falsi o quantomeno alterati, è evidente la necessità di un riesame delle sentenze emesse, che potrebbe ora addirittura portare ad un blocco dell’ intero progetto» dicono Franco Conte e Carlo Rienzi, presidente regionale e nazionale dell’ associazione. I due hanno anche chiesto alla Procura della Repubblica il sequestro urgente di tutti i provvedimenti rilasciati da enti locali e nazionali che hanno autorizzato la realizzazione del Mose, e propongono la nomina di Raffaele Cantone come custode delle opere del Mose (è il magistrato presidente dell’ autorità nazionale anticorruzione scelto dal premier Renzi per riportare trasparenza nei cantieri di Expo 2015). Domani, inoltre, sempre Codacons darà l’ avvio ufficiale a quella che definisce la «più grande azione collettiva mai avviata per tutti i 270 mila abitanti di Venezia, volta ad ottenere i “danni da Mose”» valutati in almeno 10 mila euro a cittadino, ossia quasi 3 miliardi di euro. Il coordinamento dei consumatori, infine, interverrà nel procedimento penale pendente presso la Procura di Venezia chiedendo di procedere anche per i reati di frode nelle pubbliche forniture in concorso, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato, abuso e omissione in atti d’ ufficio, oltre al possibile configurarsi di un serio e concreto danno ambientale. Che cosa sosteneva Codacons nel suo ricorso del 2004 contro il parere della Commissione di Salvaguardia per la città di Venezia con il quale approvava il progetto degli “Interventi alle bocche lagunari per la regolazione di flussi di marea”? Affermava che «la volontà di fare comunque qualcosa per la tutela dell’ equilibrio idraulico e la preservazione dell’ unicità dell’ ambiente cittadino, ha svuotato di significato le procedure amministrative, ha ridotto i provvedimenti da adottare ad un mero simulacro di formalità ed ha imposto una rilettura illegittima degli atti già esistenti». Vale a dire, per il Codacons: la necessità che quel qualcosa da fare fosse fatto bene e legittimamente è passata all’ ultimo posto. © riproduzione riservata.

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