«Ora più risorse anche dall’ estero»
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fonte:
- Il Sole 24 Ore
ROMA «La sentenza responsabilizza privati e pubblico, oltre a mettere un punto a una visione retrograda. Bisogna cominciare a guardare ai beni culturali come a un asset importante da valorizzare». È il commento di Giovanni Puglisi, presidente della commissione nazionale italiana Unesco, alla decisione del Consiglio di Stato che ieri ha respinto il ricorso avanzato dal Codacons contro l’ assegnazione al Gruppo Tod’ s di Diego Della Valle della sponsorizzazione dei lavori di restauro del Colosseo. Cosa intende per visione retrograda dei beni culturali? Dico no a chi giudica un’ eresia il fatto che il privato si occupi di valorizzarli. È chiaro che non vanno avviati rapporti commerciali impropri, ma qui non si tratta di regalare il Colosseo a Della Valle o di trasformare il Colosseo in una grande scarpa o in una grande borsa, ma di dargli piuttosto la possibilità di essere riqualificato e meglio fruito. Né mi scandalizza il fatto che Della Valle voglia una traccia della sua sponsorizzazione. Non si può pretendere un mecenatismo anonimo. Infondate dunque le polemiche del Codacons? Sì. Solo per fare un esempio, il Gruppo Wuerth ha sostenuto i lavori di restauro della Cappella Palatina di Palermo senza tanti scandali. Che tipo di ricadute positive vede nella sponsorizzazione di Della Valle? È un’ iniziativa importante anche perché incoraggia gli investitori stranieri. Non posso fare nomi, ma so che ci sono grandi fondazioni estere innamorate del nostro patrimonio culturale e che sono interessate e forse anche disponibili a realizzare interventi di questo genere. Un’ iniziativa pilota, insomma? Spero di sì. Il problema dell’ Italia è che si tratta di un Paese che disincentiva gli investitori italiani e stranieri. Già a scoraggiare ci sono i contenziosi, la lungaggine nell’ applicazione delle norme in sede giudiziaria e i codicilli sindacali. Se poi a tutto questo si aggiunge l’ ideologismo retrò di chi odia il privato a prescindere, non andiamo da nessuna parte. Tanto più che le casse dello Stato sono vuote e senza i finanziamenti privati i restauri rischiano di diventare impossibili. © RIPRODUZIONE RISERVATA.
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