16 Settembre 2010

Ora per I Viaggi del Ventaglio si apre un’ inchiesta di “truffa”

Truffa ai danni dei creditori. Questa l’ ipotesi di reato sulla base della quale la Procura di Milano ha aperto un fascicolo su I Viaggi del Ventaglio. L’ avvio dell’ inchiesta è arrivato in seguito alle denunce di alcuni viaggiatori che avevano comprato pacchetti turistici del gruppo della famiglia Colombo e del quale Francesco Tatò era stato liquidatore fino alla bocciatura della proposta di concordato che lo scorso luglio ha portato alla dichiarazione di fallimento del tour operator. Fallimento che ha impedito ai clienti di partire per i viaggi acquistati. Il 19 luglio scorso il Codancons aveva presentato alle Procure di Milano e Roma un esposto chiedendo alla magistratura di indagare in merito alla vicenda e di accertare le responsabilità e gli eventuali profili penali connessi, come quello di concorso in truffa aggravata. In quella occasione, Carlo Rienzi, presidente del Codacons, aveva dichiarato di non capire «come sia stato possibile continuare a vendere pacchetti turistici del Ventaglio nonostante il grave stato di dissesto economico della società, noto a una moltitudine di soggetti, e addirittura anche dopo la dichiarazione di fallimento. La magistratura dovrà verificare le responsabilità di quei soggetti che, pur essendo a conoscenza della situazione a dir poco critica, hanno consentito la vendita di vacanze bufala a migliaia di ignari cittadini». Con l’ apertura del fascicolo i magistrati stanno effettuando accertamenti sul gruppo e non è esclusa un’ indagine per bancarotta. Prima di poter procedere in questa direzione, tuttavia, la Procura sta aspettando gli sviluppi proprio del fronte fallimentare. A questo proposito, il primo appuntamento in calendario è fissato per il primo ottobre prossimo, quando è prevista l’ udienza alla seconda sezione civile del Tribunale di Milano per i creditori della capogruppo Ivv, I Viaggi del Ventaglio. Il tour operator era stato dichiarato fallito il 15 luglio scorso su richiesta del pm Luigi Orsi, dopo che il commissario giudiziale Luigi Verna aveva chiesto la revoca del concordato preventivo. In particolare, nella sua relazione il commissario esprimeva preoccupazione per quasi 6 milioni di euro di crediti. Nel dettaglio, il concordato preparato dai tre liquidatori (oltre a Tatò, Lucia Morselli e Gaetano Bonavita) quantificava le spese della procedura (compensi dei consulenti, del commissario medesimo e degli stessi liquidatori) in 5,93 milioni di euro e poneva questa cifra tra i crediti pre-deducibili, ossia in posizione privilegiata. Una somma analoga, pari a 5,92 milioni, Ventaglio la doveva all’ Erario ed enti previdenziali, ma questa voce risultava «declassata» a credito chirografo. In questo modo, allo Stato veniva chiesto di accettare un rimborso con carta (cioè le azioni del Ventaglio), mentre i primi avrebbero ottenuto un pagamento cash. Per il commissario Verna tale disparità di trattamento sarebbe andata a discapito dei veri creditori e anche per questo ha chiesto la revoca del concordato preventivo.
 

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