10 Gennaio 2008

Ora il latte si prende al self-service

NOVITÀ NEI CONSUMI. Dopo i primi esperimenti in alcuni paesi e nella periferia cittadina, i distributori arrivano anche in centro. Un litro "alla spina" costa un euro Ora il latte si prende al self-service di Giancarlo Beltrame Manca solo la mucca. La bottiglia da riempire c’è, il latte pure. Fresco e appena munto. Non pastorizzato. E nemmeno scremato. Ma bello ricco di tutti i suoi grassi, le sue vitamine e le sue proteine. E anche dei suoi enzimi, per cui una volta che lo si è portato a casa è assolutamente consigliato di tenerlo al fresco in frigorifero. Dopo le prove generali in alcuni paesi della provincia e nei quartieri periferici, si appresta a sbarcare in pieno centro, a Castelvecchio, il "lattomat" (qualcuno lo chiama anche "bancolat"), ossia il distributore automatico di latte fresco di mungitura, il "latte crudo", come si dice nel linguaggio scientifico, che la Coldiretti sta promuovendo per accorciare la filiera distributiva e far arrivare al consumatore direttamente dalle aziende i prodotti agricoli. L’annuncio della collocazione del nuovo distributore è stato dato ieri mattina nel piazzale davanti al supermercato Eurospin di Montorio, dove si trova uno dei 19 "lattomat" già operanti nel Veronese, gestiti da undici aziende agricole, che ogni mattina riforniscono i dispensatori con il latte appena munto nelle loro stalle (un carico da 200 o 300 litri, a seconda della capacità del contenitore refrigerato che si trova all’interno di una casetta prefabbricata) e rimpiazzano le bottiglie – di plastica o di vetro, a scelta – acquistate da chi non se le è portate da casa. Inserendo le monete – attenzione, la macchinetta non dà il resto, ma accetta tutti i tagli dai 10 centesimi ai due euro – si può fare il pieno di ottimo latte, igienicamente garantito e dal sapore di una volta. "Non bisogna, però", raccomanda il direttore del servizio veterinario dell’Ulss 20, Gastone Passarini, "prenderlo e poi lasciarlo sotto il sole in macchina. Meglio portarlo immediatamente a casa e conservarlo in frigorifero. Perché non avendo subito trattamenti termici o fisici ed essendo un "fluido vivente", basta una botta di caldo per alterarne le qualità e il sapore". Grandi sponsor dell’inziativa sono anche i rappresentanti delle associazioni consumatori. "Appoggiamo con convinzione questo progetto", dice l’avvocato Stefano Fanini, presidente provinciale del Codacons, "perché mette in contatto diretto il venditore e l’acquirente, garantendo da un lato una qualità superiore e dall’altro un prezzo inferiore, ossia quanto di meglio si possa sperare per il consumatore". Per Mauro Donda, direttore provinciale della Coldiretti, la strada imboccata è molto promettente e l’associazione ha aiutato i produttori che si sono impegnati a risolvere molti problemi organizzativi, burocratici e fiscali. "L’anno scorso", è il suo commento, "avevamo sette distributori, quest’anno siamo già a 20 e sono destinati a crescere ancora, perché il riscontro è stato molto positivo. Tanto è vero che stiamo pensando ad allargarlo anche ad altri prodotti, come la frutta, che nelle scuole, ad esempio, potrebbe prendere il posto delle merendine industriali". Per vedere i "lattomat" negli edifici scolastici, invece, bisognerà aspettare ancora un po’. Il motivo è la piccola percentuale di bambini che potrebbe soffrire di intolleranza alimentare a questa bevanda così ricca di sostanze. Ma ci sono scuole, come ad esempio quella di Terrazzo, nella Bassa, dove è in atto un progetto educativo che coiunvolge le famiglie e che porterà gli allievi a conoscere le realtà in cui il latte viene prodotti per farli diventare poi consumatori coscienti.

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