«Ora diteci se l’ acqua è pulita»
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fonte:
- Il quotidiano della Calabria
VIBO VALENTIA – Un tavolo comune, un incontro per fare il punto della situazione e per affermarelanecessitàdiunrichiamo alle competenze e ad alle responsabilità di ciascuno. Si è tenuta ieri mattina, presso gli uffici dell’ Asp di Vibo Valentia, la “task -force” sull’ emergenza acqua che riguarda 400.000 cittadini calabresi residenti in 80 comuni delle province di Catanzaro e Vibo Valentia. Il tema al centro dell’ attenzione è sempre quello dell’ invaso dell'”Alaco” e dei controlli sulla potabilità dell’ acqua del bacino di Brognaturo, ma non solo. Il Prefetto Michele Di Bari ha nuovamente sollecitato un incontro tral’ Asp ele associazioni di categoriaper fare il punto della situazione eperprovare arispondere alle pressanti istanze provenienti dai cittadini che le associazioni, a vario titolo, rappresentano. E così è toccatonuovamente al commissario straordinario dell’ Asp di Vibo, Maria Pompea Bernardi, tessere le fila di una tematica molto complessa e delicata. Una “task force” che ha visto, inoltre, lapresenza, tra gli altri, del direttore del dipartimento provinciale dell’ Arpacal, Angela Maria Diano, del direttore dell’ Unità operativa Affari generali dell’ Asp, Francesco Procopio e dei rappresentanti delle associazioni: l’ avvocato Claudio Cricenti del Codacons, Luciano Gagliardi dell’ associazione Compresi gli Ultimi, Antonio D’ Agostino, Antonio Rachiele e l’ avvocato Francesco Iannello. Tre ore in cui il confronto è stato aperto, serrato con ognuno dei partecipanti seduto al tavolopronto a documentare, con carte alla mano, le proprie ragioni e i propri intendimenti. Seppur con posizioni talora nettamente differenti e con argomentazioni variegate, tutti hanno in qualche modo riconosciuto che il lavoro svolto in questi mesi dall’ Asp di Vibo siastatoproficuo. Come dire, un passo in avanti è stato fatto. Grazie alla tenacia e al carisma esercitato dal prefetto Di Bari si è arrivata alla predisposizione della “task -force” che sta consentendo un avviamento di un percorso di trasparenza che le stesse associazioni di categoria riconoscono come un’ importante operazione di trasparenza. Certo, questo aspetto non può che essere un punto di partenza per provare a contrastare alle carenze e alle inefficienze che hanno caratterizzato e che stanno caratterizzando la gestione del sistema acquedotti stico dell’ Alaco. Le associazioni sono prontea far valere le proprie ragioni. E chiedono a gran voce: «Ci dicano se l’ acqua è salubre e pulita». Apartire daAntonioD’ Agostino, portavoce del Forum delle associazioni vibonesi e presidente di “Città Aperta”: «Stiamo andando avanti nel nostro percorso e per questa ragione dobbiamo ringraziare ilprefetto. Siamo soddisfatti per la pubblicazione delle analisi da parte dell’ Asp e del l’ Arpacal. Il problema più serio riguarda il piano di tutela delle acque e la mancanza dei monitoraggi. Su questo punto viè unachiarainapplicazione della legge. Chiediamo a granvocelacaratterizzazione dell’ Alaco, compresi i segmenti». Un piano di tutela redatto dalla Sogesid nel 2005 che non convince il Codacons rappresentato da Cricenti: «Ilpercorso che stiamo avviando è giusto e virtuoso, un percorso ordinario che l’ Asp deve compiere. C’ è un problema di illegittimità della procedura riguardante il piano di tutela delle acque che al bacino del l’ Alaco riserva solo 4-5 pagine. Su questopunto l’ Asp deve agire prioritariamente nei confronti dellaRegione». Fermo e deciso anche l’ intervento dell’ avvocato Iannello: «Siamo in una situazione di illeggittimità poiché non è rispettata la legge. Il piano di tutela delle acque fatto si è fermato al 2006. Nel 2010 l’ obiettivo era quello di portare la potabilizzazione a categoria A2. Siamo nel 2013, ci siamo fermati ad Eboli, anche prima». Luciano Gagliardi lancia alcune proposte: «Abbiamo bisogno di un laboratorio attrezzato per fare analisi di routine in loco compresi i prodotti di disinfezione. L’ Asp deve prendere una posizione chiara e definitiva sulla salubrità dell’ acqua potabile. Indicateci due tre sorgenti dove possiamo rifornirci di acqua non clorata da dare ai nostri figli. Vogliamo dare acqua di sorgente e non acqua minerale ai nostri figli». La proposta più interessante arriva però dall’ ingegnere Bruno Cutrì che lancia un’ interessante iniziativa di partecipazione popolare: «Perché associazioni e cittadini non si costituiscono in un’ unica associazione? Il soggetto che può preoccuparsi di questa problematica sono solamente i cittadini, possiamo costituirci subitoAssieme alle istituzioni siamo nelle condizioni di avviare un sistema di partecipazione online?». InfineleconclusionidellaBernardi: «Un passo in avanti è stato fatto. Mi farò portavoce presso la regione. Le associazioni di categoria devono vivere l’ Asp non come una controparte, ma come un ente in grado di poter dare loro una mano attraverso una fattiva collaborazione».
di francesco iannello
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