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17 Giugno 2002

Opt in, nuove frontiere dello spamming e forme di tutela della privacy del consumatore su internet

Opt in, nuove frontiere dello spamming e forme di tutela della privacy del consumatore su internet

Opt in, nuove frontiere dello spamming e forme di tutela della privacy del consumatore su internet.

di Avv. Stefano Massa da www.dirittosuweb.com del 17/6/2002

La tutela degli utenti di Internet potrebbe ben presto entrare in una fase nuova:
il potenziale passaggio dall’attuale opt-out all’opt-in (ovverosia la richiesta del consenso rispetto all’invio di e-mail pubblicitarie rispetto all’attuale "consenso presunto") dovrebbe rappresentare una risposta forte e dura a fenomeni annosi come quello dello spamming, ossia l’invio indiscriminato ed indesiderato di posta elettronica.
Il fenomeno dello spamming, che più volte è stato trattato nei mesi scorsi nelle pagine di dirittosuweb, rappresenta qualcosa di più di un semplice "fastidio" per l’utenza del web, e si traduce spesso anche in perdite di tempo e risorse per singoli cittadini.
Si avverte la necessità di provvedimenti "forti", rapidi, soprattutto a livello comunitario e transnazionale in grado di arginare lo spam, tutto ciò senza dimenticare gli "effetti collaterali" che possono dipendere dallo spamming (ad esempio l’arrivo nel proprio account di posta elettronica di virus e consimili).
Se passerà la linea dell’opt-in qualcosa, probabilmente, potrebbe cambiare in meglio.
Ma non bisogna sperare che gli spammer professionisti si diano per vinti così facilmente.
E dei segnali già si iniziano a cogliere nelle ultime settimane: in molti account di posta elettronica, infatti, giungono e-mail con dizioni del tipo "Re: invito a visitare" che altro non contengono se non i "classici" messaggi in spam.
La strategia attuata dagli spammer è chiara: anteponendo un "Re:" alla posta elettronica, si ipotizza una inesistente richiesta informativa da parte della vittima, che così viene ad essere beffata due volte: innanzitutto perché subisce lo spam, e poi perché viene configurato artificiosamente uno scenario dal quale sarebbe stato addirittura il destinatario della posta elettronica a chiedere e sollecitare le mail indesiderate.
Il sistema architettato, indubbiamente, è semplice, fantasioso ma efficace, perchè permette di aggirare facilmente un’ eventuale adozione dell’ opt-in permettendo la prosecuzione dell’invio di posta elettronica indesiderata.
Le soluzioni praticabili da parte degli utenti, in ogni caso sono molteplici:
dall’attivazione classico "blocca posta indesiderata" (sistema che, però, trova dei limiti pratici nel fatto che gli spammer spesso fanno partire le proprie mail da molteplici e diversificati account) oppure una risposta-diffida in cui si chiarisca che:

  1. non si intende ricevere più posta elettronica del genere;
  2. non è stata mai inviata una mail originaria quindi non si è in presenza di una RE: ma solo a forme di spamming;
  3. minacciare, in caso di prosecuzione di simili comportamenti, il ricorso alle vie legali, magari anche a mezzo di associazioni a tutela dei consumatori.

E’ inoltre opportuno, a fini di tutela personale e di una eventuale precostituzione di prove, provvedere a conservare una copia della mail come cc nella propria casella personale.
Quella suggerita è una prima soluzione d’emergenza che potrebeb risultare efficace, in attesa di scoprire quali altre alchemie inventeranno in futuro gli spammer per aggirare la privacy del web e degli account di posta elettronica.

Avv. Stefano Massa
Camera Giuridico- Informatica

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