26 Ottobre 2015

«Operato con tre stent scaduti 7 giorni dopo colto da infarto»

«Operato con tre stent scaduti 7 giorni dopo colto da infarto»
Il Codacons riscontra altri casi sospetti: «Sono a decine»

    

Più passa il tempo più il caso degli stent scaduti al Cannizzaro si arricchisce di particolari a dir poco sconcertanti. Il Codacons, in attesa di una decisione della magistratura, sta continuando ad esaminare decine e decine di casi sospetti che finiscono sul tavolo dell’ ufficio legale che proprio nei giorni scorsi ha depositato, nelle mani del Pm che ha in mano il fascicolo d’ indagine, una nuova denuncia a integrazione del dossier presentato nel 2014. Nell’ ultima segnalazione l’ ufficio legale del Codacons chiede l’ accertamento delle responsabilità «in merito alle gravi irregolarità» riscontrate nell’ installazione di tre stent su un paziente, «operato al reparto di Emodinamica e Cardiologia dell’ ospedale il 5-12-2011». Secondo l’ associazione a tutela dei consumatori «dalla documentazione rilasciata in copia conforme all’ originale, si evince che «In particolar modo, fatto alquanto strano, il documento di trasporto n. 601334 riporta la data del 6-12-2011 mentre il paziente veniva operato il giorno prima, circostanza – puntualizza il Codacons – a dir poco incomprensibile». Tra i casi che l’ associazione sta esaminando ce n’ é uno che potrebbe mettere in discussione anche l’ idoneità degli stent medicali scaduti (a scadere sarebbe soltanto l’ la possibile efficacia del farmaco a lento rilascio) utilizzati ugualmente. Racconta il Codacons che un paziente «che è stato operato d’ urgenza il 6 -settembre 2011 presso il Cannizzaro, con impianto di tre stent medicati scaduti su una coronaria, appena un giorno dopo le sue dimissioni è stato colpito da un altro infar to a causa della chiusura degli stent. Ma non finisce qui – continua il legale dell’ associazione – perché ogni anno il paziente ha subito la chiusura degli stent e per ben quattro volte ha dovuto farsi rioperare per effettuare la disostruzione coronarica, poiché gli stent non possono essere tolti». Un caso che va approfondito sanitariamente per appurare se esiste un nesso di causa tra stent scaduti e nuove occlusioni, quattro in soli 4 anni dalla prima operazione oppure si tratta di un caso raro. «Siamo sommersi da numerose segnalazioni – ha aggiunto l’ avv. Sardella del Codacons – che riguardano varie stranezze e interventi sospetti effettuati tra il 2011 e il 2013. Stiamo raccogliendo tanti elementi da poter presentare una de nuncia a settimana. Per questo – conclude – il Codacons sarà una sentinella attenta e vigile affinché ogni circostanza di ogni caso venga valutata con la dovuta attenzione». La vicenda degli stent venne a galla nel marzo 2013. Allora fu il commissario Paolo Cantaro appena insediatosi a esaminare le carte sulle mini protesi non a norma finite nelle arterie di alcuni pazienti e a prendere provvedimenti anche per porre fine a una guerra strisciante scoppiata tra alcuni medici dello stesso reparto per contrasti proprio nella conduzione del reparto. Il commissario, dopo aver disposto una indagine interna attraverso la direzione sanitaria, con in mano i risultati conseguiti, nel marzo di oltre 2 anni fa denun ciò tutto alla magistratura e segnalò il caso anche all’ assessorato reg. alla Salute, provvedendo, al contempo, ad avviare un provvedimento disciplinare interno. Sembra che la direzione del Cannizzaro appurò anche disfunzioni nell’ approvvigionamento di prodotti sanitari e dispositivi medici, con acquisti di materiale in misura non coerente con i volumi di attività del reparto. Inoltre sembra ancora che i massimi dirigenti dell’ azienda segnalarono anche presunte azioni da parte di persone non individuate finalizzate alla modifica dei bollini applicati sulle confezioni degli stent. Dopo la denuncia del commissario, nel 2014 venne presentata in Procura anche quella del Codacons che in questi anni ha raccolto numerose testimonianze di pazienti e parenti in merito alle presunte anomalie riscontrate nel reparto. Il caso degli stent non più idonei per legge, ma ugualmente utilizzati durante gli interventi, sarebbe uno dei filoni del fascicolo dell’ indagine giudiziaria e riguarderebbe non meno di sei pazienti, che a cavallo tra il 2011 e il 2013 ricevettero protesi anche se ormai scadute. Secondo il Codacons, però, i casi fino ad oggi, sarebbero addirittura decine e decine se non di più e più si va avanti nella ricerca di episodi più emergerebbero sempre più particolari. Le cartelle di questi 6 malati sono state sequestrate dalla Procura nel febbraio di quest’ anno. Parallelamente al filone dell’ inchiesta c’ è anche quello delle possibili azioni di risarcimento. Un mese fa i legali del Codacons hanno messo in mora il Cannizzaro con le prime richieste di risarcimento danni per i pazienti vittime delle protesi scadute.
GIUSEPPE BONACCORSI

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