31 Ottobre 2002

Ogm, quei prodotti clandestini

Ogm, quei prodotti clandestini

Le associazioni denunciano

Una vera e propria truffa. Non può essere definito altrimenti il modo con il quale le multinazionali, Monsanto in testa, riescono a diffondere illecitamente nel mondo gli organismi geneticamente modificati.
Sì perché mais, soia e gli altri prodotti “di Frankenstein“, come li chiamano gli ambientalisti, sono di fatto merce di contrabbando in quanto privi del necessario Codice Doganale, uno strumento creato dall`Organizzazione mondiale delle Dogane legata al Wto, che consente la libera circolazione delle merci tramite l`identificazione di ogni prodotto con un numero. Le case produttrici, consapevoli dello scarso successo che i loro prodotti, se riconoscibili, avrebbero sul mercato, preferiscono farli entrare subdolamente spacciandoli per normali invece che richiedere un codice specifico. E presso le dogane nessuno si sente in diritto di controllare le sementi e di rispedirle eventualmente al mittente. Il risultato è che ormai gli ogm sono entrati in tutti i supermercati all`insaputa della popolazione. Un vero e proprio attentato alla salute pubblica in barba ad ogni principio di precauzione. «In Italia – spiega Ivan Verga, vicepresidente dei Verdi Ambiente e Società (Vas) – entrano tonnellate di semi di mais e soia geneticamente modificati ed ora le dogane hanno il dovere di fermarle alle frontiere e rispedirle al mittente alla luce di questa irregolarità».

L`immediata e rigorosa segregazione dei prodotti manipolati e il blocco degli stessi alle frontiere italiane sono stati richiesti ieri da un fronte ampio di associazioni ambientaliste, dei coltivatori e dei consumatori (tra le tante appunto Verdi Ambiente e Società, la Coldiretti, le Coop, la Federconsumatori, il Codacons, l`Adusbef, l`Aiab, Greenpeace, il Cna alimentare) che nel corso di una conferenza stampa tenuta a Roma hanno denunciato, in collaborazione con il Gruppo interparlamentare di attenzione alle biotecnologie, la truffa della mancata assegnazione del Codice Doganale. Ma la mancanza del Codice non è una preoccupazione limitata a queste associazioni.

Lo stesso governo italiano si è espresso tramite il sottosegretario all`agricoltura Arrighi per l`immediato blocco delle merci e per l`assegnazione del codice e su quest`ultimo punto è stata la dogana italiana a sollecitare il Comitato del Codice Doganale dell`Unione Europea. Il fatto più paradossale riguarda poi il brevetto dei prodotti, richiesto con forza dalle multinazionali: «Proprio questo brevetto – ha precisato sempre Verga – è il presupposto giuridico che rende inequivocabile la distinzione merceologica tra un mais transgenico ed uno naturale. Infatti, è proprio in seguito alla definizione giuridica di “unicità“ e “originalità“ che i prodotti ogm non possono che essere considerati come categoria merceologica del tutto diversa da prodotti di origine naturale ed è perciò che necessitano di un codice doganale adeguato alle proprie caratteristiche di “unicità“ e “originalità“». Vedremo ora se dalle parole si passerà ai fatti, soprattutto per quanto riguarda l`operato delle autorità competenti. Per i produttori di ogm comunque le preoccupazioni non mancano.

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