24 Aprile 2002

Ogm, la rivolta dei contadini

Manifestazione a Roma davanti al ministero. La replica dell?Assobiotec: «La demagogia non aiuta»

Ogm, la rivolta dei contadini

Alemanno:«Tolleranza zero»




ROMA – Loro, che i campi li lavorano, i semi geneticamente modificati non li vogliono. Chiedono che quei sacchi “contaminati“ scoperti nei porti di Trieste, Genova e La Spezia siano rispediti al mittente. Chiedono alle multinazionali del biotech di non far entrare nel mercato italiano (peraltro, è vietato) semi di mais e di soia trattati in laboratorio. Sono scesi in piazza i rappresentanti della Coldiretti, insieme ai consumatori e all?associazione “Verdi ambiente società“. Ieri mattina davanti al ministero delle Politiche agricole, mentre era in corso la seduta della commissione sementi.
Fuori, a via XX Settembre, visi tagliati dal sole, mani che tradiscono anni di lavoro duro, schiene costrette a sopportare pesi insopportabili. Uomini e donne insieme. Loro sanno che cosa vuol dire vendere alle cooperative le zucchine («Al mercato arrivano con un prezzo triplicato rispetto al nostro…»), le pannocchie, le melanzane e i cocomeri che si annunciano, nel mondo del biotech, sempre più grandi e sempre più rossi.
Una delegazione entra nel palazzo per parlare con il ministro Gianni Alemanno. Ne esce, «per il momento», rasserenata. «La situazione delle sementi ogm in Italia è sotto controllo – ripete Alemanno – provvederemo ad un?ulteriore verifica dei lotti contaminati. Faremo nuove e approfondite analisi. Assicuro l?impegno per il rispetto della legalità e della tolleranza zero». E gli imprenditori Assobiotec (Associazione per lo sviluppo delle biotecnologie) replicano: «Non è possibile consentire la purezza totale – spiega Sergio Dompé presidente Assobiotec -e questo lo sanno tutti. La demagogia non aiuta gli agricoltori».
Tornano a casa con una piccola grande vittoria tutte le sigle che hanno firmato il documento (Federconsumatori, Adiconsum, Acu, Codacons, Adusbef, Cna, Aiab, Verdi ambiente e società, Legambiente, Verdi e giovani di Alleanza Nazionale), in attesa che quei carichi messi sotto sequestro, oltre 10 mila quintali tra mais e soia, vengano rispediti alle multinazionali Monsanto, Syngenta e Pioneer. «Il ministro – fa sapere Ivan Verga presidente dell?associazione Verdi ambiente e società – ci ha assicurato che entro l?estate presenterà alla Camera un documento di indirizzo sulle biotecnologie in agricoltura. Si parlerà di prodotti “ogm free“, liberi da qualsiasi contaminazione».
Si tranquillizzano gli agricoltori. Daniela Santori, un?imprenditrice agricola della provincia di Latina, è la presidente della Coldiretti di zona. Minuta, curata nei dettagli, camicia bianca plissettata golfino nero, grinta da vendere e paura per un futuro che potrebbe minacciare i “suoi“ prodotti. E quelli dei suoi associati che hanno speso una vita per avere merce made in Italy con i baffi. «Il nostro paese – dice – ha faticato tanto per mettere sul mercato prodotti con etichetta, sicuri e dalla bontà indiscussa in ogni parte del mondo. E adesso, chi ci garantisce che questi semi diano gli stessi raccolti? Abbiamo investito per arrivare a certi traguardi, non si può rischiare ad un salto nel buio. Si può lavorare solo pensando a filiere in cui si ha la certezza che non ci siano contaminazioni. Nonostante le difficoltà, pensiamo al vento come agli insetti, di salvaguardare i terreni».
Silverio e Saverio, dell?agro pontino, sono i nipoti (hanno più di 60 anni) di quei veneti che durante il Fascismo arrivarono lì per bonificare le paludi. Tre generazioni di coltivatori che continuano a star chini sui campi. «Negli ultimi 20 anni – borbotta Silverio – ne sono stati fatti di esperiementi, non geneticamente modificati, sulla nostra pelle. Ebbene, spesso, trovavamo pannocchie spoglie, con chicchi inutilizzabili. Incroci impossibili. Fosse la stessa cosa? E poi chi ci garantisce che il nostro ambiente non viene modificato al punto tale da dare prodotti scadenti e non competitivi?».

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