3 Ottobre 2010

Ogm, l’ Italia decide di non decidere

BRESCIACome spesso avviene in Italia, anche sulla questione dell’ introduzione dei semi geneticamente modificati (gm) nella nostra agricoltura, finora si è scelto di non scegliere. Nel senso che, ufficialmente, l’ Italia non ha una posizione su questo tema. E, nell’ ultima settimana, abbiamo assistito a un piccolo scontro istituzionale tra le Regioni e il ministro delle Politiche agricole, Giancarlo Galan. Due schieramenti contrapposti Già, perché la Commissione europea, lo scorso luglio, da un lato ha deciso di liberalizzare le procedure per l’ approvazione di sementi gm, dall’ altro ha nuovamente attribuito agli Stati membri la facoltà di dichiararsi «ogm free». Una decisione criticata da molti osservatori, perché rompe l’ unità della politica agricola comunitaria, lascia i governi in balia della propria opinione pubblica e complica i rapporti commerciali tra l’ Unione Europea e i Paesi in cui sono consentite le coltivazioni di ogm. In ogni caso, ora ogni Stato è chiamato a scegliere. Ma, in Italia più che altrove, il dibattito sugli ogm continua a essere viziato da pregiudizi ideologici. Si è così creata un’ alleanza degli oppositori che riunisce ambientalisti, ecologisti, sindacati, no global, fondamentalisti religiosi, nazionalisti e organizzazioni di categoria come Coldiretti e Cia. Si pensi che fanno parte della «Task Force anti ogm» Acli, Adoc, Adusbef, Compagna Amica, Città del Vino, Cna, Codacons, Fai, Federconsumatori, Federparchi, Greenpeace, Legacoop, Legambiente, Movimento difesa del cittadino, Slow Food e perfino il Wwf, oltre alle citate organizzazioni agricole. Dall’ altra parte della barricata, ecco liberali, radicali, progressisti, associazioni imprenditoriali e Confagricoltura. In parlamento, si batte per l’ introduzione di semi gm il senatore Benedetto Della Vedova, già radicale, in seguito Pdl e oggi esponente di spicco dei «finiani». Le due parti si sono quasi sempre affrontate non sulla base di argomentazioni scientifiche, ma attraverso slogan che hanno l’ obiettivo di far breccia tra i consumatori, imbrigliando nello stesso tempo l’ azione legislativa. «L’ Italia resti free» E così, gli assessori all’ Agricoltura delle Regioni (compresa la Lombardia, che inizialmente aveva assunto una posizione diversa), rivendicando le proprie competenze costituzionali in materia agricola, hanno dato mandato al ministro Galan di esercitare la clausola di salvaguardia. Hanno chiesto quindi che l’ Italia resti «ogm free». La decisione è stata unanime, anche se dovrà essere ratificata dalla Conferenza Stato-Regioni in programma per giovedì 7 ottobre. Della clausola di salvaguardia, per la cronaca, si sono già avvalsi Austria, Ungheria, Francia, Grecia, Germania e Lussemburgo. Questi Paesi hanno vietato la coltivazione del mais Mon810 e della patata Amflora. Ma il ministro Galan, che fin dall’ inizio del suo mandato ha espresso sul tema posizioni assai diverse dal predecessore Luca Zaia, ha ribadito che le Regioni devono emanare le linee di coesistenza tra semi ogm e non-ogm. «Se non lo faranno – ha ammonito il ministro durante il question time alla Camera – qualcuno dovrà pur farlo», lasciando intendere che ci penserà eventualmente proprio il Ministero. «Almeno – ha precisato Galan – per quella Regione per cui una sentenza del Consiglio di Stato ci dice che occorre provvedere». La Regione in questione è il Friuli Venezia Giulia, dove è stato seminato mais ogm. La scelta delle Regioni è stata ovviamente approvata da Cia e Coldiretti, mentre Confagricoltura chiede proprio a Galan «di fare quello che gli assessori regionali non hanno ancora fatto». E’ ripreso quindi il dibattito a suon di slogan, mentre nel nostro Paese servirebbe un confronto vero. Diversamente, rischiamo ancora una volta di restare ai margini delle decisioni internazionali, e di non partecipare alle scelte strategiche che delineano i contorni dell’ agricoltura del futuro. E così altri decideranno al nostro posto.  g.lombardi@giornaledibrescia.it.
 

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