13 Novembre 2012

Ogm, atti alla Corte europea

Ogm, atti alla Corte europea

 

Il processo sulla semina abusiva di mais Ogm a Fanna e Vivaro, nel 2010, è sospeso. Ieri gli atti sono stati trasmessi alla Corte di giustizia europea, dopo che il pm aveva chiesto l’ assoluzione dell’ imprenditore Giorgio Fidenato. Il giudice Rodolfo Piccin, al termine di un’ udienza vivacizzata dalla presenza di una ventina di agricoltori e dall’ espulsione dall’ aula dello stesso imputato, non è uscito dalla camera di consiglio con l’ attesa sentenza, ma con un’ ordinanza. Ha disposto ciò che la difesa chiedeva sin dall’ inizio del processo: una pronuncia della Corte di giustizia europea in merito alle discordanze tra le sentenze della Corte di Cassazione e dei giudici europei. Sedici giudici italiani, a vario titolo, si sono occupati del caso sollevato da Fidenato: per tutti la semina è abusiva perchè priva di autorizzazione. La Corte europea – ribadendolo anche il 6 settembre scorso, quando si è pronunciata su una causa intentata dalla Pioneer contro il ministero dell’ Agricoltura – sostiene che non si può impedire la semina e la commercializzazione di una semente Ogm compresa della lista delle varietà consentite dall’ Unione Europea, come nel caso del Mon810 seminato da Fidenato. Questo significa che uno stato membro dell’ Ue non può bloccare la messa in coltura di Ogm in attesa dell’ adozione del piano sulla coesistenza da parte delle Regioni. Ma è proprio sui piani di coesistenza tra colture tradizionali, biologiche e transgeniche – secondo il Tribunale di Pordenone – che l’ ultima sentenza della Corte europea non sarebbe sufficientemente chiara. Se sul fronte della salute e dell’ ambiente l’ Unione Europea “garantisce” per il Mon810, sul problema (tutto economico) della coesistenza il giudice chiede alla Corte una pronuncia. La soluzione piace a Fidenato, difeso nella sua battaglia dall’ avvocato Francesco Longo. «L’ unico rammarico – commenta – è che ci sono voluti due anni per convincere i giudici che qualcosa non andava nelle leggi italiane. Comunqe, abbiamo smosso il monolite a Pordenone». I piani di coesistenza non sono una direttiva dell’ Ue, ma una raccomandazione. Dunque, sono facoltativi (solo l’ Austria li ha previsti). Se le Regioni italiane non li hanno adottati, ha insistito la difesa, non possono pretendere che vengano rispettati e negare coltivazioni con sementi approvati dall’ Unione Europea. Il processo è stato rinviato a luglio, tra i mugugni degli agricoltori federati che speravano in un pronunciamento entro febbraio, in tempo per le semine 2013. Fidenato cerca di mantenere la calma, dopo che il giudice lo aveva espulso dall’ aula perchè mentre rendeva spontanee dichiarazioni ha duramente attaccato la magistratura italiana. Un’ irriverenza che non è stata tollerata: ha dovuto uscire dall’ aula senza poter leggere le 15 pagine con cui riassumeva la sua avventura giudiziaria. L’ ordinanza di Piccin lascia in sospeso anche le richieste delle parti civili, così riassunte: 24 mila euro da parte della Regione; 10 mila da Coldiretti; 20 mila dalla Provincia di Pordenone; 15 mila da Slow Food; 5 mila ciascuno da Codacons Fvg e nazionale. © riproduzione riservata.

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