25 Ottobre 2007

Oggi i pastai italiani festeggiano il World Pasta Day

Oggi i pastai italiani festeggiano il World Pasta Day. Le celebrazioni si tengono a Città del Messico, ma intanto a fare il giro del mondo è la notizia dell`indagine dell`Antitrust su un presunto cartello dei prezzi. Si deve appurare se le aziende si sono messe d`accordo per imporre l`annunciato incremento del 20 per cento. Tutto – ricordiamo – è partito da una segnalazione di Federconsumatori. Secondo l`associazione il cartello sarebbe nato durante un incontro, a Roma, di cinquanta imprese (sulle 160 dell`Unipi) che da sole rappresentano l`85 per cento della produzione italiana. NUOVO AUMENTO. Mentre Codacons chiede all`Autorità di proseguire nell`inchiesta e di valutare l`opportunità di coinvolgere anche la Procura della Repubblica, ci si interroga sulle prospettive e sul futuro potere d`acquisto dei cittadini. Dal Trentino i principali produttori di pasta seguono con attenzione le cronache e dicono: “È impossibile mettersi d`accordo sui prezzi a danno dei consumatori. Le motivazioni sono altre“. E annunciano: “Entro fine anno ci sarà sicuramente un nuovo aumento dei prezzi“. Un regalo di Natale di cui si farebbe volentieri a meno. Secondo le previsioni l`incremento sarà del 4-5 per cento. ANNO DI CRISI. Le associazioni di categoria fanno notare che in cinque anni i prezzi della pasta non sono mai stati abbassati (si è registrato un +34 per cento). Ma i diretti interessati dicono che, se gli aumenti ci sono stati, la colpa è da cercare a monte: sono cresciuti i costi di trasporto e imballaggio; la siccità ha portato ad una riduzione della materia prima. “Condizioni, queste, che porteranno ad un`ulteriore impennata dei prezzi“. Lo confermano i vertici dell`impresa Brugnara di Pergine Valsugana, nota per i tortellini e gli gnocchi, un giro d`affari di tre milioni di euro all`anno, 13 addetti. “Mai vista una situazione come quella di quest`anno – esclama Andrea Brugnara, 51 anni -. Nessuno si rende conto che noi subiamo l`aumento dei costi di produzione. Sono aumentati i prezzi delle materie prime e anche il petrolio: crescono i costi di trasporto e dei derivati del petrolio, con cui si fanno gli imballaggi“. Questo – dice – spiega il “caro prezzi“ previsto per la fine del 2007. NON SOLO PASTA. L`azienda Brugnara, fondata nel 1903, utilizza due ingredienti: semola di grano duro e uova. “Nel 2006 il costo delle uova ha visto un incremento del 30 per cento“. Fa poi notare che per il grano il nostro paese non ha superficie produttiva sufficiente. “La qualità del prodotto della penisola è bassa. Molto di ciò che viene raccolto è utilizzato per i mangimi e per la farmaceutica“. Insomma l`idea della “Sicilia granaio d`Italia“ è solo un`immagine che appartiene al ventennio fascista. SIAMO IMPORTATORI. Più del cinquanta per cento del grano che viene utilizzato per fare la pasta proviene dall`estero: Stati Uniti, Canada, Brasile e Argentina. “E adesso, visto lo scenario internazionale, è venuta meno la Siria, che era un calmieratore“. IMPENNATA PREVISTA. L`anno prossimo l`impresa Felicetti di Predazzo (18 milioni il giro d`affari annuo, 45 gli addetti alla produzione) festeggerà i cento anni di vita. Valentino Felicetti, che di anni ne ha 72, respinge con forza l`ipotesi di un cartello dei pastai italiani. “Della categoria sono stato vicepresidente nazionale: i costi e le strategie di un`azienda sono diversi da quelli di un`azienda concorrente. I prodotti sono diversi. Un`accordo fra i grandi è solo una fantasia: sarebbe possibile solo se tutti avessero gli stessi identici prodotti“. Anche lui dice che entro dicembre o, ben che vada, entro gennaio ci sarà un aumento dei prezzi. “Almeno del 5 per cento“. RESPONSABILITÀ. La colpa – spiega – è del cambiamento climatico e dei nuovi mercati: “Ora anche l`India e la Cina sono importatori, ma il grano a disposizione non è infinito“. A ottobre 2006 una tonnellata di grano duro fino-nord costava 188 euro a tonnellata. “Quest`anno si è arrivati a 467 euro. E poi c`è da dire che tanti agricoltori hanno scelto colture più redditizie“. Dipinge un quadro a tinte fosche. La prospettiva è quella di una vita dai costi sempre più alti. Ci sono vie d`uscita? “Gli incrementi ci sono stati e ci saranno. Ma guardi che la cosa che costa meno in cucina, dopo il sale, è la pasta. Sul cibo non si può risparmiare: la gente dovrebbe spendere meno per telefonini e cose di lusso. Io, che sono un amante del buon vino, noto ad esempio che un bicchiere al ristorante lo paghi 2,5 euro e nessuno batte ciglio“.

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