Oculistica alle «calende greche»
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fonte:
- La Sicilia.it
Nella sanità la parola d’ ordine, anzi del disordine, è «attesa». Bisogna attendere per interventi che in day surgery potrebbero essere compiuti in tempi brevi. Ed invece non è mai, quasi mai così. Si attende per l’ asportazione della coleciste, per la prostata, per la cataratta ed anche per sottoporsi ad indagini diagnostiche come mammografia e pap-test. Se non hai «santi in paradiso», leggasi «raccomandazioni» negli ospedali e nelle strutture pubbliche il tempo di attesa è scandito dalle «calende greche». Un cittadino per sottoporsi ad un intervento chirurgico, non invasivo, deve quasi «piantare le tende» nel reparto per espletare tutto l’ iter. Basta «aprire» la cartella di day-surgery o di day-hospital e, prima di arrivare al traguardo dell’ operazione partecipa ad una vera corsa ad ostacoli. «Venga domani alle 8 a digiuno che facciamo le analisi». E’ ormai un rituale. Il paziente si presenza alle 8 e prima delle 9, e deve andare bene, riesce a fare le analisi. Dopo un’ ora di snervante attesa. Poi nello stesso giorno non fa altro. «Ci vediamo tra un paio di giorni e facciamo anche l’ elettrocardiogramma». Detto fatto. Altra attesa e l’ indagine viene compiuta. Ma d’ intervento ancora non se ne parla. «Adesso ci vediamo tra due giorni e facciamo anche la consulenza anestesiologica». E l’ intervento? «Calma, non bisogna avere fretta. In sanità bisogna fare con calma se non c’ è emergenza – abbiamo sentito dire ad un medico di un reparto ad un paziente che doveva sottoporsi ad intervento di cataratta». Nella sanità pubblica ci sono tempi e tempi. Se poi giri l’ angolo e ti rivolgi al privato, per chi può e paghi, allora i tempi cambiano. Il day-surgery si fa tutto in un giorno: «Analisi, elettrocardiogramma, radiografia torace e consulenza anestesiologica». Ti sottoponi all’ intervento dopo uno -due giorni il tempo di conoscere l’ esito di laboratorio e in un paio d’ ore passi dal tavolo operatorio alla tavola di casa per consumare il pranzo. Insomma vogliamo cambiare ma, come scriveva Giuseppe Lanza di Lampedusa nel Gattopardo: «Tutto cambia affinché nulla cambi». Quindi ha ragione il Codacons che nei giorni scorsi ha alzato il tiro contro il «sistema sanità» ed i tempi di attesa. «Non vi è dubbio, dice Francesco Tanasi (segretario nazionale del Codacons, ndr) che i motivi delle lunghe attese siano diversi. Non possono pagarne le conseguenze il cittadino, anzi più precisamente il paziente, perché spesso la diagnosi di una malattia fatta in tempo può salvargli la vita, mentre l’ accertamento clinico in ritardo può cagionargli il decesso».
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