12 Marzo 2013

Ocse ottimista, in Italia si ferma la caduta. Grilli: segnali positivi dalla seconda metà dell’ anno

Ocse ottimista, in Italia si ferma la caduta. Grilli: segnali positivi dalla seconda metà dell’ anno

               

La decrescita del Pil per il 2013 è già attestata sull’ 1%. Mentre per l’ anno passato – attesta l’ Istat – è confermata al 2,4%, con gli ultimi dati sul quarto trimestre che indicano una flessione dello 0,9% sul trimestre precedente e del 2,8% nei confronti del quarto trimestre del 2011. Da Parigi l’ Ocse però lancia segnali di ottimismo verso l’ eurozona, dove la crescita starebbe per ripartire. E in Italia e Francia, in particolare, non dovrebbe esserci un «ulteriore deterioramento» della situazione economica. Il superindice Ocse per gennaio 2013 continua a mostrare «percorsi divergenti» tra Europa e Americhe, ma con un miglioramento della situazione Ue. «Nell’ insieme dell’ eurozona, e in particolare in Germania, il superindice punta a una ripresa della crescita», con un +0,16% su base mensile, dopo il +0,13% di dicembre, spiega l’ Ocse in una nota. L’ Italia e la Francia, le due grandi economie europee in maggiore difficoltà, non mostrano segni di «ulteriore deterioramento»: anzi, il superindice riprende il percorso in positivo, aumentando rispettivamente dello 0,11% e 0,05% rispetto a dicembre. Si tratta di decimali, certo, ma il segnale – se verrà confermato – è confortante, e sembra perlomeno scongiurare la caduta libera. Il confronto con lo stesso mese dell’ anno scorso, però, resta negativo, con una contrazione dello 0,66% per l’ Italia e dello 0,53% perla Francia. Tanto basta perché il ministro all’ Economia Vittorio Grilli tiri un lieve sospiro di sollievo: «Mi sembra che tutti convergano sul fatto che la seconda metà del 2013 sarà in positivodice – È chiaro che bisogna attendere per vedere con che forza si riuscirà ad invertire la tendenza. Sappiamo che è una congiuntura difficile, il -2,4 del 2012 era già nei nostri dati». Per il Codacons, invece, la lettura è diversa: i dati dimostrano, dice in una nota, che la stima di crescita per la fine del 2013 prevista dal governo è un miraggio, e anzi che difficilmente si potrà tornare ai livelli del Pil precrisi prima del 2019. Tanto più se non si interverrà sulla capacità di spesa delle famiglie, dice il Codacons, dopo il crollo della spesa del 4,4% nel quarto trimestre rispetto all’ anno prima. In Italia, del resto, emerge dal rapporto sul benessere Istat-Cnel, le persone in grave difficoltà economica sono 6,7 milioni, con un aumento esponenziale negli ultimi due anni. Anche Federconsumatori e Adusbef vedono nero: «La realtà ha superato ogni aspettativa, anche la più pessimista, smentendo in pieno chi intravedeva, già a fine 2012, l’ uscita dalla crisi», dicono i presidenti Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti. La ripresa secondo le associazioni di consumatori resta «un obiettivo ancora lontanissimo che, in assenza di provvedimenti mirati e di un governo forte e determinato in grado di attuarli, non sarà raggiunto nemmeno nel 2013: se dovesse proseguire il progressivo declino verificatosi in questi anni, infatti, anche nel 2013 il Pil rischia di attestarsi sotto la soglia del -2%, con effetti disastrosi per l’ economia nazionale, e dunque per tutti i cittadini». In Italia, anche il settore dell’ agricoltura archivia il 2012 con forti segnali d’ affanno. Dopo aver trainato la crescita per tutta la prima metà dell’ anno, anche il settore primario cede ai colpi della crisi e paga con un brusco calo del valore aggiunto (-7,3%) i costi produttivi record sui campi, i pesanti oneri fiscali e gli effetti negativi del maltempo sui raccolti. E, sempre dati Istat-Cnel, siamo in fondo alla graduatoria europea per quanto riguarda la spesa in ricerca e sviluppo, pari all’ 1,3% del Pil (lontana dal 3% fissato da Europa 2020). Torniamo ai dati Ocse: negli Usa, contrariamente che in Europa, prosegue il «consolidamento della crescita», con un superindice in incremento dello 0,08% su base sequenziale e dello 0,53% su base annua. In Cina, India e in minor misura in Brasile, il superindice punta a una crescita sotto il trend. Per contro per la Russia lo scenario è quello di un miglioramento congiunturale. In Europa è drammatico il dato del Pil del Portogallo, calato del 3,2% nel 2012, il dato peggiore dal 1975. Nel quarto trimestre la debolezza delle esportazioni e dei consumi privati ha portato ad una contrazione economica del 3,8%. La disoccupazione è pari al 17,6%, il terzo livello assoluto più alto dell’ Ue a 27 Paesi. Il Pil di Lisbona era già sceso dell’ 1,6% nel 2011, e il governo stima un ulteriore calo nel 2013 del 2%. Il quadro è quello di un Paese che sta portando avanti un pesante piano di austerità per la riduzione del debito, in cambio dei 78 miliardi di aiuti internazionali ricevuti a maggio 2011. La performance migliore tra i 27 è quella dell’ economia della Lettonia, cresciuta del 5,6% nel 2012, per effetto del buon andamento di esportazioni e produzione.

                             

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