16 Marzo 2010

OCCHIO ALL’ OCCHIALE 3D

Avrà anche sbancato il botteghino e fatto sognare migliaia di spettatori p ortandoli in una dimensione incantata. Ma per una bimba milanese di tre anni il ricordo della versione 3D di "Alice in Wonderland" non sarà associato alla Lepre marzolina o al Cappellaio matto, bensì a una dolorosa infiammazione all’ occhio e al pronto soccorso dell’ ospedale Fatebenefratelli. Dopo aver assistito alla pellicola di Tim Burton in compagnia dei genitori lo scorso fine settimana, ieri mattina la piccola è infatti finita al pronto soccorso oftalmico del nosocomio milanese, dove le è stata diagnostica un’ infiam mazione acuta dell’ occhio sinistro che potrebbe essere stata causata dall’ uti lizzo degli occhiali 3D. «Tutto è iniziato sabato sera», raccontala mamma, «poche ore dopo aver visto il film al cinema Plinius di Milano. Inizialmente l’ oc chio si è arrossato, ma domenica ha anche cominciato a gonfiarsi. Poi, quando questa mattina (ieri per chi legge, Ndr) il dolore è diventato più forte, abbiamo deciso di portarla al pronto soccorso, dovele è statadiagnosticata l’ infiammazione e dove ci hanno detto che a provocare il problema potevano essere stati gli occhialini 3D». Dopo aver escluso la presenza di lividi o altri segni che potessero far pensare a una caduta o a una botta accidentale all’ occhio, i medici dell’ ospe dale meneghino hanno infatti ipotizzato che all’ origine dell’ infezione potesse esserci qualche germe o virus trasmesso attraverso gli occhialini. «Se anziché aver dato alla bambina un paio di occhialini nuovi gliene avessero dato uno già utilizzato, gli occhialini potrebbero essere stati il veicolo di trasmissione dell’ infezione», spiega Antonio Scialdone, direttore dell’ Unità operativa di Oculistica 1 dell’ ospedale Fatebenefratelli di Milano. La cattiva abitudine di alcune sale cinematografiche di riutilizzare gli occhialini 3D senza sottoporli a igienizzazione, più volte denunciata dal Codacons, rappresentainfattiun«pericolo per la salute di chi li usa», prosegue Scialdone, «visto che non offre garanzie dal punto di vista igienico». Dove non si utilizzano gli occhiali usa e getta o sistemi igienizzanti, il forte successo delle pellicole in 3D registrato negli ultimi mesi con l’ uscita di "Avatar" e di "Alice in Wonderland" ha quindi fatto crescere notevolmente i potenziali pericoli per la salute degli spettatori. A confermarlo non solo il caso della bambina milanese, la cui madre ha annunciato l’ intenzione di adire alle vie legali per far luce sulle eventuali responsabilità del cinema, ma anche le indicazioni diffuse proprio ieri dal Consiglio superiore di sanità In seguito alle ripetute denunce delle associazionideiconsumatori, cheoltreaporre la questione igienica hanno sollevato una serie di dubbi sulla qualità e conformità degli occhiali 3D utilizzati nelle sale italiane – in genere privi della certificazione europea CE – il Consiglio superiore di sanità ha infatti chiarito che l’ utilizzo di questi occhiali è «controindicato per i bambini al di sotto di 6 anni» e che i cinema devono «garantire fornitura del tipo monouso». Indicazioni che rischiano di mettere in difficoltà non poche sale cinematografiche, ma che – almeno per quanto riguarda l’ aspetto igienico – al Plinius di Milano assicurano di avere adottato già da tempo. «Siamo una delle poche multisala che sugli occhialini non ha speculato, ma investito», spiegano dalla struttura. «I nostri occhiali sono certificati per la tecnologia Dolby e prima di essere riutilizzati vengono sottoposti a un lavaggio e a un trattamento igienizzante».
 

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