30 Agosto 2013

Occhio ai videogiochi in 3D: affaticano la vista dei bambini

Occhio ai videogiochi in 3D: affaticano la vista dei bambini

Bimbi alla larga dai videogiochi in 3D, almeno fino a 6 anni d’ età: possono causare danni alla vista. Il monito proviene dalla Nintendo . Il colosso giapponese dei videogame, mette in guardia i genitori sull’ uso consapevole della sua nuova console, presto in commercio anche in Italia. Il nuovo Nintendo 3DS, nei negozi dal 25 marzo, è dotato di due schermi su cui appaiono le immagini tridimensionali, visibili a occhio nudo, senza necessità di indossare i tipici occhialini rossi e blu. Sul suo utilizzo l’ azienda ammonisce: meglio tenere i piccoli con meno di 6 anni lontani dalle immagini in 3D «l’ uso di questa funzione può danneggiare gli occhi non ancora completamente sviluppati». Può causare strabismo. La raccomandazione è ribadita sul portale italiano dedicato al videogioco, che spiega l’ origine del divieto: le immagini con diverse angolature da destra e sinistra, hanno un potenziale impatto sulla crescita della vista dei bimbi fino a 6 anni. «A quell’ età l’ occhio non è ancora completamente sviluppato, e l’ uso della parallax barrier (la tecnologia che permette di vedere settori di pixel differenti, così da creare l’ illusione del 3D) potrebbe affaticare e causare problemi ai muscoli oculari – chiarisce Giovanni Biasi , responsabile editoriale del sito -. In pratica, il 3D causa un affaticamento degli occhi più rapido rispetto a quanto accade di norma. Un effetto che varia a seconda del software e della persona, e che in età avanzata potrebbe ripercuotersi in problemi per la vista. Ecco perché la casa videoludica consiglia di sorvegliare i bimbi e farli giocare solo con parental control attivato: una levetta presente in alto a destra dello schermo permetterà di disattivare l’ effetto stereoscopico, e vedere le immagini in due dimensioni. Tra le indicazioni di sicurezza, si suggerisce inoltre di giocare facendo delle pause a intervalli di mezz’ ora e interrompendo del tutto in caso di problemi. Un ausilio alla diagnosi. Il divieto del 3D per i bimbi al di sotto dei 6 anni, non è una novità, né riguarda solo il mondo dei videogiochi. Da tempo infatti, i medici sconsigliano il cinema con effetti 3D per spettatori in tenera età, sensibili agli effetti visivi. Occhi aperti per i genitori anche quando le immagini si guardano attraverso le lenti speciali, sotto accusa poiché ritenute veicolo di germi e batteri. Per evitare qualsiasi rischio, l’ ideale sarebbe seguire una serie di consigli igienici. A fugare ogni dubbio sono i periti nominati dal Tar Lazio, in seguito a un ricorso proposto dal Codacons per vederci chiaro sull’ argomento: «Non è facile ammalarsi usando gli occhiali 3D, ma è meglio fornire in ogni sala cinematografica lenti monouso. Se proprio non è possibile, gli esercenti dovrebbero almeno lavare gli occhiali a 60° e consegnare al pubblico apposite salviettine disinfettanti». Sul pericolo legato alla visione del 3D da parte dei bambini, tuttavia, i pareri medici non sono unanimi. Di recente l’ American Optometric Association s’ è pronunciata a favore delle immagini tridimensionali, affermando che l’ affaticamento degli occhi provocato dal 3D può aiutare a scoprire disturbi della vista, che normalmente passerebbero inosservati, causando difficoltà di apprendimento. Dello stesso avviso anche i periti del tribunale laziale, secondo cui il cinema può aiutare a far emergere difetti visivi trascurati. In mancanza di dati scientifici certi sugli effetti per la vista, anche quella degli adulti, i dottori suggeriscono di limitare l’ esposizione al 3D non oltre la durata di un film.

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