18 Maggio 2007

Obesità: non è colpa solo di cattiva alimentazione

Roma, 17 mag (Velino) – La merendina è il principale indiziato dell`obesità dei bambini nella fase della crescita, ma spesso uno squilibrato regime nutrizionale, riscontrabile anche durante l`età adulta per via del conclamarsi di cattive abitudini, affonda le radici nel rapporto alimentare e affettivo vissuto con la madre nel primo anno di vita. è quanto emerge dai commenti degli esperti raccolti dal VELINO per individuare le cause scatenanti di una malattia che colpisce sempre più bambini nella fase pre-adolescenziale. Secondo gli ultimi dati dell` Istituto Auxologico Italiano, infatti, nel nostro Paese è obeso il dodici per cento dei bambini al di sotto dei 13 anni (nel 2003 era il dieci per cento), mentre quelli sovrappeso sono oltre il 35 per cento (contro il 30 per cento del 2003). Le cause dell`obesità dei bimbi vanno ricercate in una errata educazione alimentare e nell`uso del cibo come sostitutivo del rapporto con i figli da parte dei genitori, spiega la neonatologa e psichiatra dell`Università di Siena Gabriella Gatti. Non esistono zone di tolleranza nell`obesità. L`alimentazione deve essere corretta sin dalla nascita perché un bambino obeso nel primo anno di vita lo sarà anche successivamente. Fondamentale è quindi che la madre viva il rapporto col bambino al seno nella maniera più affettiva e non come un gesto meccanico per placarne la fame. Spesso, infatti, i genitori hanno difficoltà a entrare in rapporto con il neonato per cui qualunque pianto viene sedato con l`alimentazione, mentre è noto che non tutte le sue richieste sono legate alla fame, sottolinea la specialista dell`Università di Siena. Quando una mamma non si sforza di comprendere perché il figlio piange, il cibo diviene sostitutivo di ogni propria situazione d`ansia che placa mettendogli in bocca il ciuccio o il biberon. Così non arriverà mai a pensare che invece sta chiedendo per esempio di giocare o più semplicemente che vuole la presenza di una persona. Per imparare a saper comprendere i segnali che manda il bambino, sarebbe sufficiente rivolgersi a un pediatra, prosegue Gatti. Ma ciò accade molto di rado e anche durante la crescita il cibo diventa risolutivo di qualsiasi situazione di sconforto. Così scopriamo che quasi tutti i genitori danno per scontato che ai bimbi non piacciano verdure e legumi eliminati oramai da qualsiasi dieta. E finiscono per proporre ai bambini solo i `gusti facili` di dolci e carboidrati. Non avendo scelta, i bimbi si abituano e alla fine accettano solo questi, conclude la psichiatra: Mentre sappiamo che se l`alimentazione è stata corretta sin dalla nascita, poi, durante la crescita, i bambini possono arrivare a scegliere in autonomia verdura e legumi perché hanno sapori che gradiscono molto. Giuseppe Rotilio, già presidente dell`Istituto nazionale della nutrizione e docente di scienze dell`alimentazione e biochimica della nutrizione all`università Tor Vergata di Roma, punta invece direttamente il dito contro la moda della merendina: è un pasto sbilanciato e poco indicato per i bambini nell`età della crescita. Troppo ricco di carboidrati e di additivi per la conservazione rispetto agli altri nutrienti, il cosiddetto snack in busta è la causa maggiore dell`obesità. Gli alimenti molto zuccherati infatti sono i più facili da proporre ai bambini. Di diverso avviso è il presidente dell`Istituto nazionale di ricerca per gli alimenti e la nutrizione (Inran), Carlo Cannella: è il `regime di caffetteria` la vera causa dell`obesità, ossia la possibilità di avere il cibo a disposizione a qualsiasi ora, anche quando non se ne sente il bisogno. Inoltre, prosegue Cannella, non è colpa del cibo dei fast food, ma della mancata educazione alimentare nei giovani. A parte i casi di malattie patogene, l`unico fattore che può evitare ai bambini di divenire obesi è un consumo equilibrato degli alimenti. Più in generale Cannella rileva la stretta correlazione tra la scarsa informazione, una cultura alimentare di livello medio basso e l`aumento dell`obesità in Italia. Un mix micidiale da cui scaturisce il paradosso che nel paese della dieta mediterranea, riconosciuta in tutto il mondo come la migliore in termini salutistici, una larga fetta della popolazione (oltre il 30 per cento) che ora si ritrova come minimo in soprappeso. I nostri prodotti non solo sono buoni, ma fanno bene, precisa Cannella al VELINO. Ci siamo resi conto che purtroppo il consumatore è sempre meno consapevole della qualità della dieta made in Italy e allo stesso tempo non sa scegliere. Bisognerebbe pertanto cominciare a informarlo dell`eccellente livello del sistema di controllo, quindi di tutela e sicurezza alimentare, di cui è dotato il nostro paese l`Italia. Ma proprio qui secondo Cannella s`innesta un altro paradosso che ha importanti e negative ripercussioni sulla dieta degli italiani: Abbiamo un sistema di controlli efficacissimo, ma non un`agenzia della sicurezza alimentare tanto più che ospitiamo quella europea. Eppure, secondo il presidente dell`Inran, “basterebbe poco per educare gli italiani a scegliere i prodotti nostrani che oltre a essere di migliore qualità sono anche i più controllati. Per concludere Cannella aggiunge: Gli additivi presenti sul mercato alimentare non vengono usati in modo indiscriminato, non hanno alcuna funzione calorica e non sono insani. Non è colpa dell`alimento ma l`uso che l`uomo fa di esso. I nostri prodotti freschi, straordinari per ricchezza e varietà, hanno molteplici qualità, da quelle organolettiche a quelle nutrizionali. Ribadisce Giuseppe Maiani, direttore dell`Unità di nutrizione umana dell`Inran e coordinatore di Qualità Alimentare, il progetto multidisciplinare, finanziato dal Mipaaf con la collaborazione di diverse università e istituti di ricerca e presentato al convegno L`agroalimentare italiano di qualità: un patrimonio da tutelare, una difesa per la salute, che si è svolto a Roma il 18 aprile nell`ambito del Sanit e organizzato dal ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali (Mipaaf), dall`Ispettorato centrale per il controllo della qualità dei prodotti agroalimentari e dall`Inran. Occorre, però – spiega Maiani – aiutare i consumatori a riconoscerle. I primi dati emersi dal progetto, che si concluderà a fine anno, dimostrano come le condizioni pedo-climatiche, il regime di coltivazione influenzino la composizione nutrizionale degli alimenti e come il benessere animale si traduca in un miglioramento qualitativo del prodotto. Le potenzialità dei nostri prodotti freschi sono ancora sottovalutate dai consumatori, aggiunge Cannella. La loro varietà e stagionalità consentono il giusto apporto di nutrienti e sostanze protettive per ogni stagione, in quantità tali da permettere a tutti un`alimentazione sana ed equilibrata. Questa è educazione alimentare. Infine il direttore dell`Unità di documentazione e informazione nutrizionale dell`Inran, Amleto D`Amicis, ricorda che la quantità e la qualità degli alimenti, soprattutto dei vegetali, hanno un ruolo determinante sia nella tutela della salute sia nella prevenzione dell`obesità. Dal canto suo, anche il presidente della fondazione Slow food per la biodiversità, Piero Sardo, accusa gli ingredienti che compongono le famigerate merendine. Ma aggiunge che istituzioni e famiglie hanno la loro parte di colpa per il diffondersi della patologia che colpisce i più piccoli in caso di consumo eccessivo di alimenti. Sono tre i fattori che portano all`obesità facendo leva su una insufficiente cultura alimentare diffusa: lo scarso movimento, la disponibilità continua di cibo biotech con molti zuccheri e calorie e poco controllo nelle famiglie sugli adolescenti. Inoltre, ancora non è chiaro quali effetti futuri potrebbero scaturire da questi alimenti così lontani dai cibi naturali. Di sicuro le recenti decisioni della Commissione europea in materia di trasparenza dell`origine degli alimenti vietandone la tracciabilità non aiutano a prevenire fenomeni patologici come l`obesità. Bruxelles infatti, osserva Sardo, continua a fare leggi che promuovono le grand
i industrie promettendo maggiore garanzia per i cittadini e minandone in realtà la sicurezza alimentare. La forte pressione pubblicitaria, poi, non è certo esente da colpe. Come sottolinea il presidente della fondazione Slow food per la biodiversità, ma anche Maurizio Adolfi, docente di Psicodinamica dello sviluppo e delle relazioni familiari all`Università di Roma la Sapienza. Una sempre maggiore pressione pubblicitaria induce gli adolescenti a seguire istruzioni mediatiche su atteggiamenti alimentari – racconta Adolfi al VELINO -. Le aziende produttrici di merendine e snack sono diventati simboli della famiglia unita mentre lo stile di vita delle famiglie cambia e i figli rimangono sempre più soli a casa. Sono giochi manipolativi che hanno per vittime i soggetti con poca capacità critica come i bambini e i preadolescenti. La cultura globalizzata che ci condiziona – conclude il docente – induce ad assimilare cibo spazzatura per bisogno di appartenenza. Dal canto suo, il presidente del Codacons Marco Ramadori individua le cause di un preoccupante fenomeno in crescita anche nel nostro paese nel mancato intervento dello Stato sulle cattive abitudini dei cittadini soprattutto in tema di alimentazione, fumo e alcool. Eppure secondo quanto riportato dall`Organizzazione mondiale per la sanità la prima causa di morte nel mondo è legata al cibo. Sottolinea Ramadori: Si muore di fame nei paesi poveri, ma anche per cattiva alimentazione dove invece non ci sono problemi di cibo. Nel caso dell`Italia prosegue il presidente del Codacons – ciò non significa che si debba arrivare a revocare la licenza a Mc Donald, come ha detto Carlo d`Inghilterra di fronte al caso del bimbo di otto anni arrivato a pesare 90 chili per via della passione per i cheesburger. Ma il nostro governo si deve prendere la responsabilità di combattere con intelligenza lo strapotere pubblicitario delle multinazionali dell`alimentazione sensibilizzando le famiglie a cambiare la propria dieta a favore di una più bilanciata e sana. Inoltre, come consiglia la Commissione europea le campagne informative dovrebbero essere affiancate da una politica fiscale penalizzante per i cibi malsani, quelli che mangiati in quantità superiori alla norma non lasciano scampo alla nostra salute. è chiaro che bisognerebbe nutrirsi con più verdura, frutta e carni bianche – conclude Ramadori – ma è difficile cambiare abitudini quando un hamburger costa solo un euro. Alla possibilità di aiutare gli italiani a cambiare stile di vita alimentare senza ripensamenti si dedica da anni il Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) che punta con decisione alla strategia del `prevenire è meglio che curare`. Durante Sanit ha infatti presentato a operatori, pubblico e media, il `fat-profile`, una nuova diagnostica per gli scompensi lipidici messa a punto dall`Istituto per la sintesi organica e la fotoreattività (Isof) del Cnr, e il `gel antifame` in forma di capsule da ingerire prima dei pasti ottenuto dai ricercatori dell`Istituto per i materiali compositi e biomedici (Imcb) del Cnr di Napoli. è stato lo spin-off del Cnr, `Lipinutragen`, a presentare il `fat profile`. è una metodica basata sull`approccio della lipidomica, la nuova disciplina che ha l`obiettivo di effettuare una mappatura completa dei grassi presenti nell`organismo umano, spiega al VELINO Carla Ferreri dell`Isof-Cnr. A tutt`oggi gli integratori vitaminici ed alimentari vengono consumati senza conoscerne il bisogno individuale. In questa ottica il `fat profile` può senz`altro diventare l`elemento indispensabile per la personalizzazione di una terapia `nutraceutica`, ovvero basata su elementi nutrizionali che possono divenire curativi come farmaci. In particolare questa metodologia permette di analizzare la membrana del globulo rosso e di rilevare al suo interno la componente dei grassi che si formano sia in base alla struttura dell`organismo, sia per via del nostro comportamento quotidiano, legato alla dieta, la movimento o allo stile di vita. Dall`analisi, che avviene tramite un normale prelievo di sangue, è possibile rilevare il livello di stress della membrana e fornire le indicazioni necessarie per intervenire a livello medico. Dopo una lunga sperimentazione e un utilizzo esclusivamente nel campo della ricerca pura sperimentata, il fat profile è per la prima volta in vendita, precisa Ferreri. Messa a disposizione sia di chi fa ricerca, sia di chi esegue diagnosi e cura delle malattie legate all`obesità. Con un semplice prelievo di sangue, dunque, si ottengono informazioni personalizzate su come la dieta, le abitudini di vita e lo stato di salute di chiunque, grandi e bambini, influenzino la membrana cellulare, con la possibilità di evidenziare eventuali scompensi lipidici prima ancora che questi si trasformino in patologie, spiega a sua volta Chryssostomos Chatgilialoglu, ricercatore dell`Isof-Cnr. Questa nuova tecnica, oltre a consentire un`efficace prevenzione dei disturbi legati alle alterazioni del metabolismo dei grassi, alle malattie infiammatorie, cerebrali degenerative, cardiovascolari e dermatologiche, permette anche di individuare `lipidi insoliti`, che sono tossici per la cellula e che derivano dallo stress dei radicali liberi, aggiunge Carla Ferreri. Il medico potrà così mirare alle reali necessità del suo paziente, con terapie per il ripristino del bilancio lipidico e il controllo dello stress radicalico. Anche il gel antifame realizzato dai ricercatori dell`Imcb del Cnr di Napoli risponde al principio della lotta all`obesità mediante una efficace azione preventiva. La sua particolarità consiste nel non essere un farmaco, difatti è biocompatibile e non interagisce con l`organismo umano. Gli scienziati dell`Imcb-Cnr (che per l`occasione hanno fondato una società di spin-off, la Academica Life Science) mostreranno in diretta al Sanit come questo idrogelo assorba liquidi fino a mille volte il suo peso iniziale. Tra un anno, una volta conclusa la sperimentazione in corso, ci sarà il lancio sul mercato della capsula che contiene un idrogelo superassorbente da ingerire prima dei pasti con due bicchieri d`acqua per generare un senso di sazietà. Il prodotto, agendo come bulking agent, genera un senso di sazietà nello stomaco, riempiendone una porzione senza assorbimento da parte dell`organismo, ha spiegato Luigi Ambrosio dell`Imcb-Cnr che ha condotto la ricerca in collaborazione con Luigi Nicolais, docente dell`Università Federico II di Napoli e attualmente ministro della Funzione pubblica e innovazione, e con Alessandro Sannino, dell`Università di Lecce. L`idrogelo, poi, segue il normale percorso alimentare fino all`espulsione naturale. Il risultato della scoperta è il frutto di oltre dieci anni di studi nel campo delle tecnologie dei materiali, nella quale l`Italia ha competenze di primo piano. Investimenti importanti con partner industriali hanno condotto a precedenti brevetti relativi a idrogeli superassorbenti e licenze per varie applicazioni. Grazie al finanziamento del ministero dell`Università e della ricerca e all`investimento di Quantica e di State Street, l`idrogelo superassorbente verrà prodotto in forma di polvere da alloggiare all`interno di capsule da ingerire prima dei pasti, seguite da due bicchieri d`acqua.

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