23 Marzo 2019

Obbligazionisti & C, cosa fare per chiedere il rimborso

La sentenza del 19 marzo potrebbe essere storica per gli azionisti e obbligazionisti in Italia. Perché non andrebbe solo a riguardare Banca Tercas, ma anche i quattro istituti posti in risoluzione, più la Popolare di Vicenza e Veneto Banca, un totale di almeno 220 mila persone per un totale di 15,68 miliardi di euro investiti, secondo calcoli del Codacons. E le conseguenze potrebbero allargarsi agli azionisti coinvolti in tutti gli aumenti di capitale nelle banche italiane dovuti allo smaltimento in ingenti quantità di npl a prezzi di mercato bassi, determinati da quel 17,5% che fece da benchmark quando i quattro istituti furono costretti a svendere i crediti deteriorati e la cifra divenne prezzo di riferimento per i casi successivi in Italia determinando ingenti minusvalenze. Quindi potrebbe addirittura toccare l’ aumento da 13 miliardi di Unicredit, ma anche quello per esempio da 700 milioni del Credito Valtellinese, così come la fusione fra Popolare di Milano e Banco Popolare. La materia legale è senza dubbio ampia e nuova. Proprio a questo stanno lavorando gli avvocati del Codacons, l’ associazione dei consumatori che subito dopo la sentenza del tribunale dell’ Unione Europea si è attivata per raccogliere le adesioni dei risparmiatori coinvolti in vista di un ricorso allo stesso tribunale. E’ stato quest’ ultimo ad aver annullato giorni fa la decisione della Commissione Ue di bocciare il piano di aumento di capitale di Banca Tercas da parte della Popolare di Bari grazie alla copertura del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (Fidt). Secondo i giudici, la Commissione «ha erroneamente ritenuto che le misure a favore di Tercas presupponessero l’ uso di risorse statali e fossero imputabili allo Stato». Invece il Fitd ha agito in maniera corretta, essendo costituito come soci dalle banche. «Stiamo studiando la questione, senza dubbio di grande interesse sotto il profilo giuridico, perché non ci sono precedenti così rilevanti a livello comunitario», spiega a MF-Milano Finanza Carlo Rienzi, legale e presidente del Codacons. «È fondamentale attendere 60 giorni, perché la Commissione europea potrebbe presentare ricorso. Se dopo il 19 maggio la sentenza verrà confermata, potremo muoverci concretamente. Intanto stiamo raccogliendo le adesioni». In linea di massima Rienzi ritiene di doversi appellare al tribunale europeo per richiedere il principio di equità sul valore dei titoli soggetti a forti minusvalenze in seguito alla decisione della Commissione (che vede Margrethe Vestager nel ruolo di commissario europeo alla concorrenza) di non far attivare il Fidt in maniera tempestiva. Questo meccanismo «va a stabilire quale avrebbe dovuto essere il valore di un titolo se la Commissione Ue non fosse intervenuta», spiega Rienzi. Il successivo rimborso non sarebbe soggetto a tassazione da parte del fisco. Per gli avvocati Marco Ramadori e Bruno Barbieri, sempre del Codacons, la situazione di Banca Tercas va separata da quella delle quattro banche poste in risoluzione (Marche, Etruria e Cassa di risparmio di Chieti, poi cedute a Ubi, e Nuova CariFerrara, rilevata da Bper) e delle popolari venete, «in cui intervenne Bankitalia a sostenere la tesi della Commissione europea, quindi la causa potrebbe essere indirizzata anche nei confronti di via Nazionale. Però su questo punto stiamo discutendo, perché Banca d’ Italia ha detto più volte che doveva attenenersi alle circolari esplicative che la Commissione ha pubblicato dopo l’ applicazione, il 1 °agosto 2013, delle norme in materia di aiuti di Stato nei confronti delle banche». L’ effetto lungo della sentenza del 19 marzo può toccare tutto il mondo degli npl e gli aumenti di capitale delle banche «dal momento che quando si stabilisce un rafforzamento patrimoniale si va a ridefinire il valore di un’ azione, che di solito prima valeva di più e quindi si può stabilire una perdita», spiega Ramadori. Temendo un effetto domino, il 20 marzo Vestager ha messo le mani avanti. La Commissione europea valuterà le conseguenze della sentenza, ha detto, sottolineando che il caso Tercas non va legato ai salvataggi di altre banche italiane. Ma il giorno dopo Andrea Enria, nuovo responsabile Bce per la vigilanza, ha fornito un assist all’ Italia, spiegando che la pronuncia della Corte di giustizia europea apre una nuova strada per la risoluzione delle crisi bancarie della zona euro. (riproduzione riservata)

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