21 Settembre 2011

“Obbligati a mangiare in mensa per ragioni di sicurezza alimentare”

«Obbligati a mangiare in mensa per ragioni di sicurezza alimentare»
 

LA PROTESTA non si placa ed anche ieri, alla mensa scolastica della scuola elementare di Sovicille, alcuni bambini hanno portato il cestino con il pranzo da casa per non usufruire del servizio mensa scolastico. La questione nasce dal rifiuto di alcune famiglie di far mangiare i propri figli alla mensa. La motivazione, i rincari delle tariffe del servizio, 2,20 euro in più a pasto per la fascia ISEE superiore a 30000 euro e 173 euro al mese per chi, invece, non presenta la dichiarazione. Lunedì, però, ai bambini che si sono portati il pranzo è stato detto di non mangiarlo e di mangiare, invece, ciò che viene fornito a scuola. La motivazione: chi mangia a scuola mangia in mensa perché il tempo del pranzo è parte integrante delle quaranta ore settimanali del tempo ?pieno?. Il risultato è che alcuni bambini sono tornati a casa digiuni. Cosa che ha scatenato le proteste dei genitori, i quali chiamano in causa il comune per aver mandato alle famiglie una modulistica non chiara, in cui si indicava la possibilità di poter scegliere o meno i servizi di mensa e trasporto scolastico. «Se c’ è l’ obbligo ? dice la signora Luisa Altomare, uno dei genitori che animano la protesta ? non devono allora dare la possibilità di scegliere». Ma le proteste dei genitori s’ indirizzano anche verso l’ istituto scolastico, nel cui regolamento, a quanto pare, non è contenuto nessun divieto nel portare del cibo a scuola. Cosa che ha spinto un’ altra madre, la signora Marina Biagioli, a chiedere spiegazioni tramite lettera al preside. «Abbiamo scritto ? dice la signora Biagioli ? ma non è arrivata nessuna risposta». Chiarimenti, inoltre, non ne abbiamo ricevuti nemmeno noi, visto che il preside, cercato ieri svariate volte al telefono, non ci ha mai risposto. Il comune, dal canto suo, in un comunicato, sottolinea come «l’ introduzione di pasti diversi da quelli comunali durante la pausa pranzo non è consentita per motivi di sicurezza alimentare». Pasto che, però, è di scarsa qualità, secondo i genitori. «E oltretutto ? dice la signora Altomare ? non ci permettono di assaggiarlo». Nel frattempo, i genitori non demordono. Una seconda lettera è stata spedita al preside ed è stato inoltrato un ricorso al Codacons. «Per adeguare le tariffe al resto d’ Italia», sostengono. Chissà se i bambini hanno riportato a casa i loro cestini pieni oppure no.
 

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