1 Aprile 2008

Nuovo balzo dell’inflazione che sale al 3,3%

Nuovo balzo dell’inflazione che sale al 3,3%




Come era prevedibile, l’inflazione è salita anche a marzo. Ma lo ha fatto come non succedeva da 12 anni: +3,3% rispetto all’anno scorso, secondo i dati preliminari dell’Istat, contro il 2,9% che si era avuto a febbraio. Un aumento che solo a settembre del 1996 era andato peggio, con un +3,4%. La corsa incessante del caro-greggio non poteva che tradursi in una drastica impennata dei prezzi, che è andata a colpire, chiaramente, nei segmenti più sensibili: cibo ed energia. Certo, il dato è pienamente in linea con quello del resto del continente che, secondo l’Eurostat, viaggia sul 3,5%. Un andamento che non può, però, essere di conforto, perché il più alto nella storia di Eurolandia e comunque “superiore alle previsioni”, a quanto dice la portavoce della Commissione Europea, Amelia Torres. Lontano, anche, da quanto sperava, solo pochi giorni fa, il presidente della Bce, Jean Claude Trichet, quando parlava di una stabilità dei prezzi vicina al 2%. Italia come il resto d’Europa, quindi, ma colpita sulla pasta, rincarata del 17% rispetto a marzo 2007.

Dietro, seguono a ruota gli altri generi alimentari aumentati, nel complesso, del 5,5%: pane a + 13,2%, latte più caro del 10,5%, frutta del 5,8%, la verdura a +4,2%. Tutti accomunati da aumenti esponenziali sia nell’arco di un anno che rispetto al mese scorso. Se per gli italiani diventa difficile mangiare, non lo è da meno riscaldarsi e muoversi. Con un prezzo del petrolio sempre oltre i 100 dollari, i suoi derivati hanno raggiunto livelli da record: + 9,8% il comparto energetico in generale, +20,2 % tendenziale il prezzo dei prodotti ottenuti dall’oro nero. Salgono anche la benzina verde (+ 13,2%) e i combustibili liquidi per la casa ( 21% in più). Incrementi che le famiglie italiane toccheranno con mano già da oggi, quando scatteranno le nuove tariffe di luce e gas più costose del 4,1% e del 4,2%. E che, entro la fine dell’anno, si tradurranno in una spesa aggiuntiva che va dai 1.200 ai 1.700 euro all’anno per ogni nucleo, secondo le stime dell’Adusbef.

Una vera e propria “emergenza nazionale” per il presidente del Codacons, Carlo Rienzi. Mentre l’Isae prevede un miglioramento entro i prossimi mesi, quando l’andamento dei prezzi dovrebbe tornare a essere “meno preoccupante”, la Confesercenti chiede un intervento politico forte: “E’ un momento che va gestito con grande responsabilità. Aumentano i rischi per la crescita in Europa e in Italia”. La situazione è critica anche per i grossisti. Anche per loro, i dati forniti dall’Istat non sono positivi. A febbraio, l’indice dei prezzi alla produzione ha segnato un incremento dello 0,7% rispetto a gennaio e del 5,7% su base annua, il più alto dall’agosto 2006 , quando la differenza con l’anno precedente era stata del 6,6%. Anche in questo caso, a trainare l’impennata sono stati i beni energetici, rincarati, in un anno , del 15,2%: i soli prodotti petroliferi raffinati hanno segnato quota + 29%. Dietro, i generi alimentari, le bevande e il tabacco, aumentati anche loro considerevolmente (+9,6%).

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