Nuovo allarme Istat: Italia al rallentatore
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fonte:
- Milanofinanza.it
industria Nuovo allarme Istat: Italia al rallentatore Dopo Bankitalia, anche l’ Istat prevede un rallentamento della crescita nel breve termine. Quanto all’ inflazione resterà negativa anche nel corso dell’ estate, con un possibile recupero a partire dall’ autunno di Barbara Pianese Vota 0 Voti La crescita dell’ economia italiana rallenterà nel breve periodo. Questa la previsione dell’ Istat contenuta nella nota mensile sull’ andamento dell’ economia italiana resa nota oggi. Gli esperti dell’ istituto osservano, infatti, che l’ economia italiana continua a crescere a un ritmo moderato e solo grazie al contributo positivo della domanda interna. Il principale motore della crescita è quindi costituito dai consumi assieme al miglioramento degli investimenti. In effetti nel primo trimestre dell’ anno il pil è aumentato solo dello 0,3% su base congiunturale trainato dalla spesa delle famiglie mentre il rallentamento del commercio mondiale ha condizionato l’ andamento delle esportazioni, in calo dell’ 1,5%. Ieri Bankitalia ha abbassato la sua stima di crescita del pil per quest’ anno dall’ 1,5% all’ 1,1%, allineandosi a quanto previsto dal Fmi. Il governo, invece, prevede una crescita pari all’ 1,2% quest’ anno. “L’ Istat prevede un indebolimento delle aspettative, vediamo i dati definitivi. Sono convinto che l’ Italia vada meglio di altri Paesi”, ha commentato a caldo il ministro dell’ Economia, Pier Carlo Padoan. Quanto all’ inflazione per l’ Istat resterà negativa anche nel corso dell’ estate, con un possibile recupero solo a partire dall’ autunno. La spinta interna sui prezzi è moderata e non sono previsti mutamenti sostanziali dello scenario internazionale. Nel primo trimestre la spesa delle famiglie residenti è cresciuta su base congiunturale allo stesso ritmo del trimestre precedente (+0,3%). Gli aumenti più rilevanti si sono registrati nella spesa in beni non durevoli (+0,7%) e in quelli durevoli (+0,5%, in rallentamento rispetto ai trimestri precedenti) mentre le spese per i servizi sono risultate più deboli (+0,2%). Anche la spesa delle amministrazioni pubbliche ha registrato un lieve incremento (+0,2%). A maggio poi è proseguito il calo della fiducia dei consumatori iniziato a gennaio. Nell’ ultimo mese risultano in peggioramento le valutazioni sul clima economico e, in misura più lieve, sul clima futuro. Inoltre il mercato del lavoro, prosegue l’ Istat, mostra un andamento articolato nelle sue diverse componenti. Ad aprile l’ aumento degli occupati ha riguardato sia gli uomini per uno 0,3% sia, in misura minore, le donne (+0,1%). Nello stesso mese, il tasso di disoccupazione ha ripreso ad aumentare di un decimo rispetto a marzo arrivando all’ 11,7%: il tasso di disoccupazione delle donne è infatti cresciuto di cinque decimi di punto rispetto a marzo, toccando quota 12,8%. Questo cambiamento si spiega con l’ aumento delle donne in cerca di occupazione. Contemporaneamente, il tasso di disoccupazione maschile ha proseguito la discesa, raggiungendo ad aprile il 10,8%, un decimo di punto in meno rispetto al mese precedente. Il ministro dell’ Economia, Pier Carlo Padoan, conferma l’ indebolimento delle aspettative sulla crescita, ma aspetta i dati definitivi. “Io continuo a essere fiducioso” afferma. Duro il commento del segretario confederale Uil, Guglielmo Loy, che sollecita “di cambiare rotta a partire da un diverso rapporto con l’ Europa e dalla individuazione delle priorità a cui indirizzare le risorse”. Per il sindacato ridurre le tasse sul lavoro, rimettere in moto i consumi e riavviare gli investimenti pubblici e privati sono strade percorribili anche gradualmente, ma “è vitale partire subito”. Massimiliano Dona, segretario dell’ Unione Nazionale Consumatori, sottolinea che se per l’ Istat i consumi sono il principale motore per la crescita, questo dato riguarda solo quel 50% di famiglie che, anche durante la crisi, riusciva comunque ad arrivare a fine mese oppure quei pochi che hanno trovato lavoro. Sono ancora fermi, invece, i consumi di quel 50% della popolazione in difficoltà. “Ecco perché”, aggiunge Dona, “questa spinta, che come dice anche l’ Ocse è il driver della crescita, va incoraggiata con politiche fiscali mirate a sostenere il reddito disponibile del ceto medio e dei meno abbienti, che hanno una maggiore propensione marginale al consumo. Solo così avremo una ripresa degna di nota e la spesa delle famiglie potrá aumentare oltre gli zero virgola”. Infine il presidente del Codacons Carlo Rienzi: “I consumi delle famiglie registrano segno positivo ma l’ aumento non può soddisfare le attese. Occorre considerare che negli anni della crisi economica la spesa delle famiglie si è ridotta di 80 miliardi di euro”.
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