8 Ottobre 2006

Nuovi ticket, visite più care al pronto soccorso

Nuovi ticket, visite più care al pronto soccorso

Stangata con la finanziaria: ogni paziente che non ha bisogno del ricovero pagherà da 23 a 41 euro


Sia per una colica renale, sia per una frattura, pagherà dazio chiunque entri in un pronto soccorso e non venga, poi, ricoverato. A Milano, il 70 e l` 80 per cento di chi oggi si reca in un servizio di emergenza. Lo prevede la Finanziaria, che introduce un ticket per le prestazioni nelle strutture di pronto soccorso. Pagherà 23 euro chi si sottoporrà solo a visita specialistica, 41 chi oltre alla visita eseguirà anche un esame diagnostico. Pagheranno, spiegano gli addetti ai lavori utilizzando un altro parametro di riferimento, tutti i pazienti classificati come «codici bianchi» e «codici verdi». Con incassi medi da un milione a 3 milioni di euro per ospedale. Niente di nuovo, spiega chi difende il disegno di legge. Dal 2003, in Lombardia, è stato introdotto il ticket sui «codici bianchi», i pazienti non gravi che avrebbero potuto rivolgersi al proprio medico curante. Ma lo strumento, pensato anche per disincentivare il ricorso al pronto soccorso da parte dei furbi che cercano di bypassare liste di attesa, oltre a non ridurre la pressione dell` utenza, a distanza di tre anni mostra più di una criticità. Come il problema di distinguere tra bianchi e verdi, lasciato alla totale discrezionalità del medico che opera in trincea 24 ore su 24. O quello di riscuotere il dazio. Difficoltà che i dati di attività dei pronto soccorso ben evidenziano. Nei più importanti servizi di emergenza della periferia di Milano, la percentuale di cittadini ai quali viene chiesto di pagare il ticket (35 euro) varia dal 2% del San Paolo al 18% di Niguarda. «Richiedere il ticket è lasciato alla discrezionalità del medico di turno. Il nostro bacino di utenza – spiega Danilo Gariboldi, direttore sanitario dell` azienda ospedaliera della Barona – è abbastanza popolare. Si possono creare contenziosi con i medici. Nessuno nasconde che tra chi entra in un pronto soccorso ci sia una «grossa percentuale di inappropriatezza». E il primario della medicina d` urgenza dello stesso ospedale, il professor Cesare Bernasconi, conferma: «Sono allarmato. Ma stiamo a vedere. Quasi tutti gli operatori sono infastiditi dal problema ticket. E` un questione amministrativa che viene ad intersecarsi con una questione clinica. Ci sono medici che di fronte all` inevitabile contenzioso trasformano il bianco in verde. E ci sono categorie di pazienti come gli extracomunitari di cui non si può non tenere conto. Se tutti, verdi e bianchi, dovranno pagare…immagino che il contenzioso andrà alle stelle». La Lombardia, nel 2003, ha mediato l` effetto ticket introducendo un` esenzione per i bambini fino a 6 anni e gli anziani oltre i 65 (il 30% degli utenti dei pronto soccorso nel 2005). «Non mi risulta che altre regioni abbiano questa esenzione», precisa il direttore generale della Sanità, Carlo Lucchina, che tra le criticità conferma la difficoltà di riscossione del ticket. A versare il dovuto, oggi, è in media una persona su sei. Lo ammettono all` ospedale Sacco di Vialba, dove nel 2005 hanno registrato quasi 56 mila accessi di pronto soccorso, classificando solo l` 8% degli utenti come «non gravi». Ridicolo l` incasso del ticket a fine anno, stimato tra 27 e 30 mila euro, si è fermato a 4.971 euro. «C` è un aspetto di cui nessuno parla – commenta Callisto Bravi, direttore sanitario del Sacco -. Mi riferisco all` impatto organizzativo. Devi prevedere l` apertura degli sportelli amministrativi per 24 ore. Altrimenti studiare modalità di recupero crediti. Costosissime». C` è chi il conto lo ha fatto: 70 milioni di euro l` anno. Al Policlinico, dove il pronto soccorso lavora meno nelle ore notturne e i codici bianchi arrivano al 32,5% degli accessi, non si sognano di inseguire i creditori né fanno i conti sui mancati incassi. «O si tiene un impiegato allo sportello giorno e notte, o si consegnano i bollettini postali. Ma se uno non paga, non è possibile pensare di prendere un avvocato per recuperare tre biglietti da dieci euro», spiega il direttore generale della Fondazione Policlinico, Giuseppe Di Benedetto. «E le macchinette per il pagamento automatico? Ci sono, ma non emettono ricevuta fiscale nominativa come i pazienti, giustamente, richiedono». Sul piede di guerra le associazioni consumatori. Marco Pecchioli, medico coordinatore di Cittadinanza Attiva, dice che «questa tassa può avere senso solo se accompagnata da misure serie per smaltire le liste d` attesa. Se uno pensa di avere un malanno va in ansia e si reca in pronto soccorso». Il Codacons attacca: «Non è giusto far pagare i malati. La gente va in ospedale, perché la prima linea, ovvero i medici di famiglia, non funziona». E Francesca Arnaboldi, di Confconsumatori, sottolinea: «Il meccanismo che si metterà in moto finirà per costare più di quanto incasseranno».

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