4 Gennaio 2018

I nuovi sacchetti a pagamento fanno insorgere i consumatori

buste biodegradabili obbligatorie all’ interno dei supermercati tra i 20 e i 50 euro in più all’ anno la spesa media delle famiglie
Marta Giansanti L’ anno appena iniziato è nato sotto una stella dispendiosa più che luminosa. La conferma arriva dagli ultimi «regali» confezionati dal Governo, tra rincari sulle bollette di luce e gas e sui pedaggi autostradali. L’ ultimo pacco da scartare lo si può trovare all’ interno dei supermercati.Dall’ 1 gennaio sono stati messi al bando i sacchetti di plastica, utilizzati per imbustare frutta e verdura, sostituiti da buste biodegradabili (quelle utilizzate per l’ umido nella raccolta differenziata per intenderci) che però, a differenza dei precedenti, sono a pagamento. Il prezzo per ogni shopper si aggira tra uno e 5 centesimi di euro, a discrezione del supermercato, anche se come evidenziato dal Codacons le cifre potrebbero raggiungere anche i 10 centesimi a sacchetto, comportando un esborso medio annua a famiglia tra i 20 e i 50 euro. Un’ ulteriore spesa da cui non si può scappare: tutti i supermercati hanno l’ obbligo di rendere i contenitori a pagamento «pena una multa molto salata che può raggiungere anche i centomila euro», come ha spiegato Daniele Biondi, direttore del supermercato Pam che, però, ha promesso l’ impegno per cercare, in tutti i modi possibili, di andare incontro ai clienti, «la nostra ragion d’ essere», come li ha definiti. «Ci stiamo già attivando abbassando il prezzo dei sacchetti a un centesimo – fino a ieri costavano 3 centesimi – e diamo la possibilità di apporre il prezzo su quei prodotti ortofrutticoli che presentano buccia non edibile senza la necessità di imbustarli», ha aggiunto. UNA DECISIONE che forse non basterà a placare l’ indignazione di tutti quei cittadini che si rivolgono al supermercato per acquistare frutta e verdura. «Sono venuta a conoscenza di questa manovra solo ora ma ritengo che sia una spesa ingiusta, soprattutto per le tante persone che hanno già gravi difficoltà economiche. Forse per qualcuno avere alcuni centesimi in più sullo scontrino non è importante ma per molte altre persone potrebbe essere gravoso», ha detto Anna Valenti all’ uscita dal supermercato. Dello stesso avviso anche Elaine Tebby che prevede in un prossimo futuro il pagamento imposto anche dei guanti per prendere frutta e verdura dagli scaffali, augurandosi che questa ulteriore «tassa» possa portare a fare un passo indietro: «La vera protesta da attuare sarebbe un ritorno ad acquistare nei mercati o dai fruttivendoli, togliendo un po’ di potere a queste grandi catene di supermercati». Dai cittadini bresciani arrivano però anche nuove proposte da vagliare. «Sono pienamente d’ accordo se la decisione è stata presa per evitare utilizzi eccessivi di plastica ma non è giusto gravare sulle tasche delle persone. Potrebbero, invece, adottare la stessa tecnica dei detersivi sfusi e quindi permettere di riutilizzare un sacchetto più volte», è stato il pensiero di Erica Morato o come suggerito da Francesca Fontana «di poter mettere all’ interno di una busta più di un prodotto». Se molti credono nella buona fede del provvedimento, attuato per eliminare i sacchetti di plastica, considerati tra i principali responsabili dell’ inquinamento dei mari, per altri il clientelismo italiano è sempre in agguato. «Non è di certo una questione ambientale perché ora molte persone preferiranno acquistare prodotti già confezionati, con plastica e vaschette di polistirolo. È solo una mossa politica volta a favorire gli affari di amici dell’ ex premier», ha protestato Gianluigi Mazzoleni. © RIPRODUZIONE RISERVATA© RIPRODUZIONE RISERVATA.

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