14 Gennaio 2017

Nuove indagini su Rocca Salimbeni Nel mirino la gestione Viola-Profumo

    Nuove indagini su Rocca Salimbeni Nel mirino la gestione Viola-Profumo

    di PAOLA TOMASSONI «HANNO continuato a contabilizzare nel bilancio 5 miliardi di titoli di Stato, che non avevano mai comprato né pagato, e che invece erano derivati», va sostenendo da tempo l’ avvocato senese Paolo Emilio Falaschi. E qualcuno «mi ha dato retta stavolta, almeno sembra» dice il legale, paladino e difensore di centinaia di piccoli azionisti Mps «che hanno perso tutto con la scellerata gestione della banca». L’ attenzione particolare raggiunta è quella del sostituto procuratore generale milanese Felice Isnardi – lo stesso magistrato che ha avocato l’ inchiesta sulla Piastra Expo che vede indagato Giuseppe Sala sfilandola alla Procura – che ha deciso di svolgere nuovi accertamenti sulla posizione di Mps, coinvolta per la legge 231 del 2001 in un filone di inchiesta in cui sono indagati anche, tra gli altri (altri 9 sono iscritti nel registro), l’ ex ad e l’ ex presidente di Rocca Salimbeni, Fabrizio Viola e Alessandro Profumo. GLI ALLORA vertici Mps sono accusati di falso in bilancio, aggiotaggio e ostacolo all’ attività degli organi di vigilanza, con il fascicolo trasmesso per competenza territoriale da Siena a Milano. I due ex, Profumo e Viola, erano stati indagati per la gestione successiva a quella degli ex amministratori di Rocca Salimbeni, Antonio Vigni e Giuseppe Mussari, in relazione appunto alla contabilizzazione a ‘saldi aperti’ dei derivati Santorini e Alexandria. L’ inchiesta a suo tempo è stata affidata ai pm milanesei Stefano Civardi, Mauro Clerici e Giordano Baggio, che però hanno chiesto l’ archiviazione. Quindi l’ opposizione (all’ archiviazione) da parte di Codacons e di alcuni piccoli azionisti, fra cui appunto l’ avvocato Falaschi, a nome dei suoi assistiti e delle associazioni Buongoverno e Pietraserena. E ora, proprio come per Expo, il sostituto pg Isnardi ha deciso di disporre nuovi accertamenti, affidati alla Gdf. «I PM avevano chiesto l’ archiviazione – rivela Falaschi – perché un avvocato aveva scritto alla Procura di Milano che anche se avessero tolto i 5 miliardi dal bilancio non sarebbe cambiato nulla. Allora io ho prodotto una perizia di parte che dimostra invece che i profili di rischio per la banca aumenterebbero del 200%. Certo è che se la procura generale si costituisce in udienza (il 15 marzo) avocando a sè l’ inchiesta ne vedremo delle belle. Se gli contestassero il falso in bilancio dovranno risarcirci e io sarò lì a chiederne conto. Profumo disse in assemblea che loro avevano salvato la banca, per cui potevamo investire con tranquillità. Così c’ è chi lo ha fatto e oggi si trova annulato il patrimonio azionario». Una guerra al passato (anche recente) per guardare al futuro diversamente: «Non mollerò mai, tanto più ora che si vedono i primi buoni risultati – dice l’ avvocato senese -. Non voglio aiuti di Stato, ma che la banca sia risarcita di quel che le è stato tolto».
    paola tomassoni

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