Numero chiuso, universitari al Tar «Test illegittimi»
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fonte:
- Corriere del Veneto
PADOVA Il Codacons è pronto a portare nuovamente le barricate nelle aule del Tar, a sostegno degli aspiranti studenti di Medicina respinti dagli ultimi test d’ ingresso alle facoltà universitarie. L’ Associazione dei consumatori ha infatti pubblicato sul proprio sito le informazioni attraverso le quali i giovani che non hanno superato lo sbarramento del punteggio minimo per l’ ammissione, fissato quest’ anno a 58,20, potranno presentare ricorso al Tribunale amministrativo del Lazio entro 60 giorni dalla pubblicazione delle graduatorie, avvenuta il 3 ottobre. A scatenare i dubbi di legittimità sono i temutissimi test di logica che, come spiega il Codacons, sono stati aumentati a partire dal 2013, quando cioè il Miur ha voluto limitare le domande di cultura generale. Una posizione, secondo l’ associazione, che cozza con quanto stabilito dalla legge in base alla quale si dovrebbero privilegiare argomenti aderenti ai problemi scolastici, proprio a discapito delle domande di logica. Al di là delle questioni specifiche, comunque, è proprio il sistema del «numero chiuso» a essere messo in discussione dall’ associazione dei consumatori che fa riferimento, invece, a quanto accade in altri Paesi, come il Belgio o la Francia, dove la selezione viene rinviata al termine del primo anno di studio. Quella contro il numero chiuso di Medicina è una lotta che molti, ormai, portano avanti da anni. Lo stesso governatore Luca Zaia aveva preso posizione in merito a giugno, quando aveva dichiarato che «il numero chiuso e i test non servono a selezionare bravi medici. È solo la carriera di studi universitari che fa emergere i più motivati». E non è la prima volta che il Tar si trova a dover affrontare un argomento del genere. Già nel 2014, infatti, 170 studenti, o aspiranti tali, esclusi ai test d’ ingresso alle facoltà di Medicina di Padova e Verona sono stati riammessi proprio in base alla decisione del tribunale e lo scorso anno il Bo erano stati costretti a pubblicare un bando per trovare una sede che fosse in grado di accogliere anche quegli universitari ai quali era stata chiusa la porta in faccia, ma che i giudici avevano fatto rientrare dalla finestra e per i quali le aule in uso alla facoltà padovana non erano più sufficienti. E i disagi di spazio rischiano di doversi ripetere nuovamente se il Tar dovesse dar ragione agli studenti che decideranno di appellarsi al loro rifiuto. «Noi docenti viviamo grazie agli studenti ma dobbiamo essere messi in grado di poter formare medici eccellenti», ripete per l’ ennesima volta il presidente della scuola di Medicina dell’ Università di Padova, Mario Plebani. Perché il rischio, (e il paradosso) a cui si va incontro è che, nonostante il crescente bisogno di medici specializzati, aprendo le porte delle facoltà in modo indiscriminato è solo che si creino professionisti meno preparati. «Non importa solo la quantità dei laureati, ma anche la qualità – continua Plebani – il numero chiuso rimane un’ esigenza finché non ci sono le risorse. Non siamo in grado di accogliere tutti gli studenti. I docenti sono pochi, e non è un caso che anche le facoltà umanistiche abbiano dovuto adottare la soluzione dei test d’ ingresso. In più a Medicina abbiamo il problema dei laboratori. Pensiamo a Patologia generale: i ragazzi devono poter mettere le mani su un vetrino. Devono poter effettuare un’ autopsia. Ma se accogliamo tutti, non potranno più studiare nel modo approfondito che meritano loro e che meritano anche i futuri pazienti». Senza contare poi il rischio che venga fatta saltare tutta la programmazione dei corsi: «Non sappiamo se e quando il Tar accoglierà il ricorso, il che significa che i ragazzi potrebbero essere ammessi a lezioni iniziate. Noi – conclude Plebani – aumenteremo volentieri il numero degli iscritti, ma il Ministero deve darci le condizioni strutturali per poterlo fare».
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