9 Agosto 2011

“Nulle le assemblee di Ber Banca”

«Nulle le assemblee di Ber Banca»
 

Nulle le assemblee: gli azionisti di minoranza hanno votato l’ azzeramento del valore delle loro azioni senza essere informati della circostanza che i commissari straordinari avevano già attivato in precedenza un’ azienda di risarcimento danni. E’ quanto sostiene l’ avvocato Bruno Barbieri, vice presidente nazionale del Condacons, facendosi portavoce di una cinquantina di azionisti di minoranza nella questione Ber Banca. La vicenda è alquanto complessa. Gli esordi che portarono al crac Ber Banca si rintracciano in alcuni esposti presentati dai clienti che portarono a un’ inchiesta relativa alle forti perdite. Da allora fu un’ escalation: dal blocco dei conti correnti, fino al commissariamento, per finire con l’ acquisto da parte di Intesa San Paolo. La formalizzazione dell’ entrata di Intesa e l’ aumento di capitale sbloccano l’ operatività per i poveri correntisti. Gli strascichi sono invece legati all’ iniziativa promossa da Codacons a tutela dei clienti con una richiesta di 10.000.000 di euro di danni per il blocco dell’ operatività disposto dal commissario. L’ azione legale è rivolta verso gli ex-amministratori, ma il Codacons auspica un tavolo negoziale con Banca Intesa. Tra le vittime anche dei modenesi, una ventina circa, per un valore di 2 milioni di euro, tra cui le tre figlie, Giuliana Lorenza e Cristina, del compianto tenore Luciano Pavarotti. Oggi l’ attività di Ber Banca è ripresa, sotto la presidenza di Giuseppe Feliziani, direttore regionale di Intesa, ma i "guai" non sono conclusi. Il Codacons, difatti, torna all’ attacco contestando l’ assemblea degli azionisti tenutasi il 28 febbraio scorso. «Gli azionisti – afferma Barbieri – ebbero ad esprimersi sulla decisione di azzerare il valore delle loro azioni, ma non furono informati della circostanza che i commissari straordinari avevano già attivato un’ azione di risarcimento danni verso il vecchio Cda per un importo di 63milioni di euro, nonostante diversi di loro avessero chiesto informazioni al riguardo ai due commissari, venendo a conoscere l’ esistenza dell’ azione solo all’ atto della lettura del prospetto informativo relativo all’ assemblea di Ber Banca spa riservata ai sottoscrittori dell’ aumento di capitale tenutasi in data 29 luglio 2011». La mancanza di trasparenza, dunque, inficerebbe la validità delle decisioni assunte nell’ assemblea di febbraio con «conseguenza a cascata – prosegue Barbieri – sulla mancanza di validità dell’ assemblea tenutasi in data 29 luglio 2011 e sulla validità della nomina degli attuali dirigenti di Ber Banca spa. Non solo, l’ assemblea del 29 luglio 2011 è nulla anche per il fatto che molti degli ex azionisti non sapendo della possibilità di un rientro di euro 63 milioni nel bilancio dei Ber Banca spa non hanno sottoscritto l’ aumento di capitale. Gli azionisti di minoranza di Ber Banca spa salvo iniziative conciliative riparatrici da parte dell’ attuale formale proprietario della banca, ovvero Banca Intesa, si riservano di agire per impugnare entrambe le delibere al Tribunale Civile di Bologna in quanto Banca Intesa che nulla ha perso in termini economici nella vicenda, ma andrebbe in caso di vittoria dell’ azione a beneficiare in via esclusiva dei 63.000.000,00 che invece sarebbero destinati a risarcire il danno indiretto subito dagli ex azionisti di Ber Banca spa».

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