29 Ottobre 2015

Nozze gay, lo “scandalo” della sentenza

Nozze gay, lo “scandalo” della sentenza

da Avvenire.it


Il giorno dopo la sentenza del Consiglio di Stato sulla non trascrivibilità delle nozze tra omosessuali, le polemiche si concentrano ancora sugli attacchi contro il giudice estensore della sentenza, Carlo Deodato, “reo” di essere cattolico e di aver condiviso alcuni articoli “schierati” sui social network. Sul Corriere si cita anche il presidente del collegio, Giuseppe Romeo, anche lui “colpevole” dello stesso “reato” di Deodato.

Tutto il centro-destra si compatta a difesa di Deodato. Attacchi preoccupanti, secondo Raffaele Calabrò, deputato di Area popolare, che ricorda come la sentenza sia frutto di una decisione collegiale (i giudici della sentenza erano in tutto cinque) e che comunque nel nostro ordinamento non esistono i matrimoni tra persone dello stesso sesso.

Secondo Paola Binetti, deputata di Area popolare, “lo scandalo sembra nascere non tanto da ciò che la sentenza dice quanto da chi lo dice. Sembra incredibile che qualcuno sollevi ancora questo problema, dopo un documentato e riconosciuto contributo dato dalla cultura e dal pensiero cattolico alla nascita e alla struttura del nostro Paese”. Il ministro dell’interno Angelino Alfano, dopo che ieri aveva esultato per la sentenza che poneva fine a un anno di braccio di ferro con alcuni sindaci in seguito alla sua circolare che vietava la trascrizione delle nozze gay, oggi ribadisce che “è inaccettabile che tutti quelli che hanno coccolato le cosiddette toghe rosse dicendo che queste hanno la libertà di girotondo, la libertà di manifestazione dentro le assemblee dei partiti”, oggi “sono proprio quelli che criminalizzano per qualche tweet un un magistrato che ha la colpa di essere cattolico. Lo accusano per la propria fede religiosa, ma questi atti di fascismo rosso contro un magistrato per la sua fede religiosa sono inaccettabili”.
“Qualcuno evidentemente desidera solo giudici allineati alla cultura dominante, disposti a piegare le leggi al progetto politico, come hanno fatto i sindaci che esibitisi nelle messe in scena dei finti matrimoni gay”, ha aggiunto il deputato Gian Luigi Gigli, del gruppo parlamentare Per l’Italia-Centro democratico. “La sentenza del Consiglio di Stato è limpida nella sua chiarezza. Ora tocca a noi parlamentari legiferare, avendo ben chiari i limiti entro i quali muoverci: tutela delle coppie omosessuali come formazione sociale da un lato, nessuna assimilazione alla famiglia e al matrimonio dall’altro. Il resto dovrebbe essere solo questione di buon senso: niente adozioni, nessun richiamo terminologico ai coniugi e agli articoli del codice civile che riguardano il matrimonio”.

Di segno opposto le opposizioni: la deputata di Sel parla di “tempo scaduto: non si può più rinviare l’approvazione di una legge che regolamenti le unioni tra coppie dello stesso sesso”. Il Codacons, intanto, ha deciso di presentare una istanza di assegnazione ad altro collegio su un ricorso d’appello presentato dal ministero dell’Interno al Consiglio di Stato, relativo a un ricorso sulle trascrizioni delle nozze gay vinto dall’associazione al Tar del Lazio.

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