22 Ottobre 2014

Nozze gay, l’ ultimo braccio di ferro

Nozze gay, l’ ultimo braccio di ferro

LO SCONTRO Il primo incontro, cordiale, dopo la bufera delle trascrizioni dei matrimoni gay celebrati all’ estero, si è svolto proprio all’ ingresso di Palazzo Valentini. Ignazio Marino era lì per presiedere il primo consiglio della Città metropolitana, Giuseppe Pecoraro perché stava uscendo dagli uffici della Prefettura. Un sorriso e una stretta di mano, però, non bastano a celare uno scontro istituzionale tra il Campidoglio e il Viminale, che continua e cresce d’ intensità dopo la diffida inviata dal prefetto al sindaco, affinché annulli le trascrizioni. Tutto ciò mentre partono iniziative giudiziarie di segno opposto: il Codacons annuncia un ricorso al Tar contro l’ atto della Prefettura, «che si porrebbe in evidente conflitto con le disposizioni comunitarie», mentre i legali di otto coppie hanno inviato altrettante diffide a Pecoraro, chiedendo di non revocare le trascrizioni. Sull’ altro fronte il movimento politico Italia Cristiana ha presentato un esposto-denuncia contro il chirurgo dem, chiedendone «la sospensione dalle funzioni» e trovando d’ accordo Gianni Alemanno: «Qui si configurano i reati di abuso d’ ufficio e falso ideologico – sottolinea l’ ex sindaco – quindi prima si ritirano le trascrizioni e meglio è per tutti». LE IPOTESI Ieri Marino, di ritorno dal viaggio della Memoria ad Auschwitz, ha letto la missiva di Pecoraro. Ma l’ inquilino di Palazzo Senatorio non ha manifestato alcuna voglia di recedere, anzi attenderà che sia il prefetto a scoprire le carte, revocando la registrazione delle 16 nozze gay con un atto amministrativo. In quel caso, a seconda della natura del provvedimento, il sindaco deciderà se impugnarlo davanti al Tar o al Tribunale ordinario. Ferma restando la possibilità di compiere un ulteriore gesto di grande impatto politico, rivolgendosi alla Corte europea di Strasburgo. «Non so se il prefetto può venire con un grande timbro e apporre la scritta “annullato” sul registro di stato civile», sottolinea il sindaco. «Io non celebro le unioni civili, né omosessuali né eterosessuali, perché la legge non me lo consente – spiega il primo cittadino – Ciò che ho fatto è la mera trascrizione di un atto riconosciuto dai governi di altri Stati, molti dell’ Unione europea, che dal 2002 richiede parità di diritti per tutti i cittadini. Stiamo valutando come comportarci e mi consulterò con gli altri sindaci che hanno compiuto atti identici al mio». A fianco del sindaco si schiera il deputato Pd Michele Meta: «Marino ha avuto modo di dimostrare nel corso della sua lunga esperienza politica prima, e sabato scorso da sindaco di Roma, di essere un campione dei diritti civili». Fabio Rossi © RIPRODUZIONE RISERVATA.

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