10 Dicembre 2020

«Norman Atlantic», difesa dell’armatore Carlo Visentini chiede di spostare il processo

PORTO VIRO Schermaglie processuali ieri a Bari nella prima udienza del processo sul naufragio della «Norman Atlantic», notte del 28 dicembre 2014 dopo un rogo scoppiato a bordo che causò la morte di 31 persone e il ferimento di 64 passeggeri. Il processo vede tra i 32 imputati vario titolo — l’armatore 46enne di Porto Viro Carlo Visentini, titolare della «Visemar» proprietaria del traghetto. Secondo le difese il procedimento iniziato a Bari dovrebbe essere trasferito a Brindisi, dove la nave approdò come primo porto o a Rovigo dove ha sede la «Visemar» op- fuori dall’Italia essendo il fatto avvenuto al largo delle coste albanesi. giudici si sono riservati di decidere. Nel processo, in video- per le norme anti- e rinviato per la prossima udienza al 17 febbraio 2021, oltre a Visentini imputati i due legali rappresentanti della compagnia marittima greca «Anek Lines» noleggiatrice del traghetto naufragato, il comandante Argilio Giacomazzi e 26 membri dell’equipaggio oltre alle due società. Contestati vario titolo reati di cooperazione colposa in naufragio, omicidio colposo e lesioni colpose plurime oltre a numerose violazioni sulla sicurezza e al Codice della navigazione. La richiesta danni che si discuterà nel processo si aggira nel complesso sui 30 milioni di euro. Costituti parti civili i ministeri dell’Ambiente della Difesa e degli Interni, le associazioni di tutela Codacons, Confconsumatori e Anmil e circa 70 familiari di vittime e superstiti. L’episodio al centro del processo avvenne alle 3.30 circa di notte del 28 dicembre di sei anni fa, durante la navigazione del «Norman Atlantic» dalla città greca di Igoumenitsa verso Ancona per conto della «Anek Lines». Il traghetto, costruito nel 2009 a Porto Viro, aveva a bordo 443 passeggeri oltre a 56 membri dell’equipaggio e almeno sei clandestini. Oltre ai 64 feriti il naufragio causò 31 morti dei quali quattro italiani, con 19 corpi mai ritrovati. Stando alle indagini, le fiamme all’origine del naufragio partirono da un camion- lasciato con motore acceso perché non c’erano abbastanza prese di corrente. Una serie di negligenze ed errori, tra cui l’impianto antincendio inidoneo e attivato sul ponte sbagliato e l’allarme dato in ritardo, resero il rogo indomabile. Undici passeggeri morirono per assideramento seguito da annegamento, alcuni annegarono in mare mentre tentavano di salire sulle scialuppe. Un altro corpo mai identificato, forse appartenente a un adolescente clandestino, fu invece trovato carbonizzato all’interno del relitto.

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