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9 Aprile 2013

«Non volevamo sequestrare l’ auto»

«Non volevamo sequestrare l’ auto»

di LORENA CELLINI C’ È UN COLPO di scena sulla vicenda debitoria che ha spinto al suicidio Anna Maria Sopranzi, Romeo Dionisi e il fratello di lei, Giuseppe. Equitalia nega l’ esistenza di un atto di pignoramento dell’ auto, come invece hanno riferito parenti e amici attribuendo a quella cartella l’ innesco del dramma. La smentita: «Esprimiamo cordoglio e vicinanza ai familiari. È difficile solo immaginare il livello di disperazione che ha spinto queste persone a compiere un gesto così estremo, risultato di una serie di cause ed effetti. Proprio per questo Equitalia non può accettare che la si indichi come responsabile perché nessuna azione aveva intrapreso nei confronti del signor Dionisi che, anzi, aveva chiesto e ottenuto di pagare a rate di piccolo importo le cartelle per debiti previdenziali. Né fermi all’ auto, né altre procedure. Sua moglie e suo cognato non avevano cartelle con Equitalia». Ieri i familiari, Rita Pennesi, cognata dei Sopranzi, e Gianna Dionisi, gemella di Romeo, hanno trascorso ore nella casa di via Calatafimi. «Stiamo cercando ? dice Rita ? carte e documenti per ricostruire i fatti e il debito, ma non abbiamo trovato niente. Qui è tutto in ordine, la camera da letto rigovernata. Hanno lasciato tutto a posto prima di uscire per andare a suicidarsi. L’ hanno fatto insieme perché erano due corpi e una sola anima. E se Giuseppe ha deciso di morire è perché loro lo coccolavano e accudivano come un figlio. Si è sentito solo e perso e li ha voluti seguire». GIUSEPPE SOPRANZI la notte del suicidio non li ha sentiti aprire la porta. «Si è svegliato ? racconta Rita ? ha visto il chiavistello aperto e ha pensato a una dimenticanza. Non ha notato che non erano in camera. Poi la mattina è uscito per comprare del pesce perché Anna Maria gli aveva detto che glielo avrebbe cucinato a pranzo. Invece la notte sono scesi nel garage. Un suicidio pianificato». Amareggiata nei confronti dell’ Inps, «che doveva fermare quella pratica» e contro lo Stato «che ci sta calpestando». Intanto ieri, in Comune, una delle donne che durante i funerali aveva contestato il sindaco, e che riceve contributi dal Comune, ha voluto incontrare Corvatta nel suo ufficio e gli ha chiesto scusa.

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