7 Agosto 2009

Non taglia i prezzi nessuno. Neanche la compagnia dell’Eni

ROMA Non taglia i prezzi nessuno. Neanche la compagnia dell’Eni, che era stata la prima a praticare l’ultimo strappo al rialzo. Per i petrolieri il listino dei carburanti non si tocca. A loro giudizio, anche se governo e consumatori non la pensano così, non ci sono margini per alcuna riduzione. Neanche quella (misurata in 2 cent) che ieri il ministero dello Sviluppo, per bocca del sottosegretario Stefano Saglia, che lo rappresentava nel summit convocato dal ministro Scajola, ha chiesto all’Unione petrolifera. La cui "voce", Marco D’Aloisi, al termine dell’incontro al ministero, ha così spiegato la posizione dei petrolieri: «Le compagnie nella loro piena autonomia ritengono non ci sia spazio per una riduzione dei prezzi». Quanto ai consumatori, le loro sono pretese, «ingiustificate», secondo l’Upi, come lo spazio che i media concedono al nodo degli aumenti alla pompa. L’Upi non vuol neanche sentir parlare poi (e chi si aspettava il contrario?) dell’ipotesi di una previsione trimestrale dei prezzi, simile a quella già adottata gas ed elettricità. Per le compagnie sarebbe «un ritorno all’indietro, ai amministrati; e, negli anni ’70, quando c’erano i prezzi amministrati molte compagnie hanno lasciato il paese». Invece «il governo potrebbe sterilizzare l’Iva». Ma, avvertimento non proprio gradevole per le compagnie, proprio il dicastero di Scajola ha messo allo studio la proposta di Adiconsum. E, pur ritenendola in certa misura «contro il mercato», Saglia non esclude che venga presa in considerazione «se il governo perde la pazienza». In attesa di sapere se e quando ciò avverrà, il ministero adotterà però intanto un’altra misura. Con l’entrata in vigore della Legge Sviluppo (il 15 agosto prossimo), ciascun punto vendita della rete carburanti dovrà comunicare i prezzi effettivi praticati alla pompa, e saranno sanzionati coloro che ometteranno la comunicazione: in questo modo i consumatori «potranno scegliere il punto di rifornimento più conveniente nella propria area». Chi la pazienza l’ha già persa, invece, sono naturalmente i consumatori. «Non è finito nemmeno con le solite vaghe ed inutili promesse l’incontro tra il ministero dello Sviluppo Economico e le compagnie petrolifere. In pratica non si è partorito neppure il solito topolino, ossia una promessa vaga di ridurre i prezzi.  Così le compagnie petrolifere potranno continuare a mangiarsi il formaggio», commetna il Codacons, per il quale «la richiesta di ridurre di 2 cent al litro la benzina era come chiedere ad un serial killer di stare composto a tavola. Non a caso le compagnie hanno risposto che sono già state buone ad aumentare solo di 3 cent e che a decidere è il mercato, che in realtà non esiste».«L’arroganza dei petrolieri è ormai senza limiti: sbattere la porta in faccia al ministro Scajola che li aveva opportunamente convocati per chiedere un taglio del prezzo della benzina è un atto che merita una risposta immediata», afferma Francesco Boccia, deputato Pd, commissione Bilancio. «Sostenere che una diminuzione del prezzo è ingiustificata perché le quotazioni salgono sui mercati internazionali – afferma Boccia – è un’oscenità in termini economici, accademici e finanziari». Parla di «rito convocatorio» anche l’Adiconsum, per la quale «nulla è cambiato rispetto alla doppia velocità; nulla è cambiato rispetto agli aumenti in corrispondenza dei grandi esodi; nulla è cambiato rispetto a una maggiore concorrenza tra le compagnie; nulla è cambiato rispetto a colpire i fenomeni speculativi». E l’associazione rilancia la sua proposta: prezzi fermi di tre mesi in tre mesi, per tagliare le unghie a chi ci gioca su.
 

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