«Non spegnete le voci libere»
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fonte:
- La Nuova Sardegna
«Non spegnete le voci libere»
A Sassari protesta alla sede Rai
SASSARI. Se anche l`ultima voce libera si spegne, allora il diritto a un`informazione corretta e pluralista finisce di esistere. La voce libera, in un panorama televisivo privato dominato da un unico gruppo che fa capo al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, rimane quella della Rai, la tivù di Stato che ha il dovere di agire come controllore dell`operato del Governo e di assicurare pari dignità e visibilità a tutti i soggetti politici, culturali e sindacali del paese. Ma così non avviene, secondo le numerose associazioni che ieri pomeriggio hanno partecipato a un sit-in di protesta davanti alla sede sassarese della Rai, in via Dei Mille.
Sul banco degli imputati c`è un telegiornale regionale che “non garantisce un`adeguata informazione su eventi e dibattiti culturali di notevole interesse e di grande partecipazione da parte dei cittadini“. Un esempio. “Neppure una parola il TG regionale di Rai 3 ha speso a proposito dell`incontro organizzato da Megachip il 12 ottobre scorso – spiega Pina Zappetto, responsabile dell`associazione – al quale sono intervenuti Giulietto Chiesa e Flavio Manieri, sul tema “Democrazia nei media e nella comunicazione“: circa 700 persone hanno partecipato all`iniziativa, segno inequivocabile del grande interesse verso l`argomento. Eppure la tivù di Stato ha completamente ignorato l`avvenimento“. Secondo i responsabili delle associazioni, che hanno espresso i motivi della contestazione in un incontro con i dirigenti della Rai regionale, il problema nasce dalla graduale “subordinazione del servizio televisivo pubblico agli indirizzi politici della maggioranza e agli interessi economici delle televisioni private concorrenti: le dimissioni di due membri del consiglio d`amministrazione della Rai sono state il naturale esito di questo processo di “normalizzazione“. In ambito locale, secondo i manifestanti tale situazione genera un tipo di informazione “che non riesce ad andare oltre tre direttrici principali: cronaca nera, politica regionale e costume – spiega Franco Uda, presidente dell`Arci -. Il servizio pubblico ha il dovere, al contrario, di dare spazio e dignità alle tematiche sociali, alle tensioni morali e ai fermenti culturali che animano la nostra Regione, senza cedere ad alcun tipo di oscuramento o censura. Per questo riteniamo sia necessario attuare iniziative di sensibilizzazione a livello locale, anche per offrire un supporto a quei giornalisti che intendono svolgere con libertà e dignità la loro professione“.
Il sit-in di protesta, organizzato da Arci, Attac, Banca Etica, Codacons, Emergency, Iniziative culturali, Legambiente, Link, Magistratura Democratica, Megachip, Per la scuola della Repubblica e Uisp, ha visto la partecipazione anche delle associazioni Aprile, Cgil scuola, Circolo E. Berlinguer del Prc, Circolo progetto Progressista, Città Mia, collettivo Giorgiana Masi, PolEtica, unità di base E. Berlinguer dei Ds.
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