«Non sono stato un uomo». Il Codacons: «Si valuti il tentato omicidio»
-
fonte:
- Il Resto del Carlino
Marco Galvani LE SCUSE non bastano. Doverose ma fin troppo scontate, prevedibili. Comode. Non serve la notte di pensieri e tormenti a perdonare un «comportamento antisportivo, inqualificabile, pericoloso e dannoso per l’ immagine di tutti». Così l’ ha condannato il Marinelli Snipers Team, la squadra con cui Romano Fenati correva in Moto2. Correva perché ormai il pilota di Ascoli Piceno è stato scaricato. Licenziato per una causa più che giusta. Per quella folle vendetta in pista, cercando di pinzargli a tradimento il freno anteriore a 220 chilometri orari, contro il riminese Stefano Manzi. Quello con cui il prossimo anno avrebbe dovuto condividere il box Forward Racing con la MV Agusta. Avrebbe, certo. Perché pure quel contratto è stato stracciato: «La storia si chiude qui, Romano non fa più parte del nostro progetto», taglia corto il presidente del Forward Racing Team, Giovanni Cuzari. E cara grazia che non presenteranno alcun esposto in Procura a differenza del Codacons che chiede ai magistrati di «valutare se il gesto possa configurare perfino un tentato omicidio». SOLO la mamma lo difende. Accontentandosi della «confessione» che Romano, ieri mattina, «a mente lucida», quando «avrei voluto che fosse stato solo un brutto sogno», ha lasciato sui suoi profili social: «Non sono stato un uomo, non avrei dovuto reagire alle provocazioni. E’ uscita un’ immagine di me e dello sport tutto, orribile». Giura di non essere così, «chi mi conosce lo sa bene». Eppure è sempre stato un pilota dal carattere facile a surriscaldarsi. L’ ammette lui stesso: «Sono impulsivo, ma la mia intenzione non era certo di fare del male a un pilota – lo sfogo di Fenati – ma volevo fargli capire che quello che stava facendo era pericoloso e che anch’ io avrei potuto fargli delle scorrettezze come lui le aveva appena fatte a me». C’ è la Direzione Gara per quello. Anche se la decisione presa nella folle domenica di Misano (bandiera nera e solo due Gp di squalifica) è parsa più come uno scappellotto per una marachella. Troppo poco. Serviva una punizione seria. Invocata da tutti. Piloti in testa. Perché la sentenza della commissione disciplinare della Federazione di motociclismo non l’ ha prevista. UNA condanna «troppo leggera», critica Giovanni Copioli, numero uno della Federmoto italiana. E infatti ci hanno pensato i capi di Fenati a licenziarlo. Quelli di quest’ anno, e pure quelli della prossima stagione, la casa varesina della MV Agusta che proprio nel 2019 sarebbe rientrata nel Motomondiale. Ma dopo il fattaccio di Misano, «non vogliamo che sia lui a riportare il nostro marchio in pista», le distanze del numero uno della casa motociclistica lombarda, Giovanni Castiglioni. Carriera finita a 22 anni. Un talento come pilota, ma come persona «ha molti limiti». © RIPRODUZIONE RISERVATA.
-
Sezioni:
- Rassegna Stampa
-
Aree Tematiche:
- SPORT
-
Tags: moto, Romano Fenati
